SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La morte contesa. Cremazione e riti funebri nell'Italia fascista

Marcella Filippa

Prefazione di Luisa Passerini, Torino, Paravia-Scriptorium, pp. 206, euro 16,53 2001

Il volume si inserisce nel fertile filone di studi che negli ultimi anni hanno affrontato il tema della morte in età contemporanea. In particolare esso costituisce un ulteriore tassello del progetto promosso dalla Fondazione Fabretti di Torino per ricostruire la storia della cremazione in Italia e avviato nel 1998 con la pubblicazione di due volumi che si occupavano del periodo liberale. Rispetto a queste due prime opere il libro di Filippa allarga lo sguardo anche al di là del movimento cremazionista, di cui pure ricostruisce le vicende con puntualità, e offre una visione molto articolata della morte, dei riti funebri e delle forti valenze simboliche, delle quali essi si caricarono durante gli anni del fascismo. Del resto fra gli elementi mitici e retorici proposti dal regime il tema della morte occupò un posto di primo piano, divenne anzi uno degli elementi fondanti dell'ideologia fascista, così come la cultura politica del nazismo trasse linfa vitale da quella che George L. Mosse ha definito la ?religione della morte?. L'a. si avvale nella sua ricerca di una molteplicità di fonti, oggettive e soggettive: si va dalla documentazione conservata presso l'Archivio Centrale dello Stato sui funerali di uomini illustri e di sovversivi alle epigrafi e alle iscrizioni tombali conservate in alcuni cimiteri, dai risultati del referendum promosso nel 1941 dalla Federazione italiana per la cremazione, che chiese ai suoi soci di rispondere al quesito ?Perché voglio essere cremato?, agli epistolari, ai testamenti e alle fonti orali. Filippa utilizza questo materiale per dimostrare anzitutto che alla scelta cremazionista si giungeva quasi sempre attraverso la famiglia, anche quella allargata, e che questa tradizione nel corso del Novecento si presenta ininterrotta fra le generazioni. Molto interessanti sono le pagine dedicate all'analisi delle varie forme espressive usate dai cremati per giustificare la loro scelta, che spaziano, come osserva Luisa Passerini nella Prefazione, ?dai moduli letterari colti alle versioni dialettali?. Laddove la documentazione lo consente (il caso di Torino e di Livorno), Filippa analizza inoltre la composizione socio-professionale dei cremati e svolge alcune considerazioni sulla loro appartenenza religiosa e politica. Nella galleria di personaggi dei quali ripercorre l'esistenza non manca poi di segnalare alcuni casi di fascisti che si fecero cremare: un'esigua minoranza certo, che tuttavia rivela come all'interno degli attivisti ? squadristi, camicie nere, militanti di base ? vi fosse un'area laica che non si riconosceva nelle posizioni ufficiali del partito fascista, notoriamente avverso al rito dell'incenerimento. Il volume, documentato e ben scritto, dedica infine un capitolo all'analisi dei ?funerali sovversivi?, sui quali aveva cominciato a gettare luce Dianella Gagliani in un articolo del 1984. Anche quello delle esequie funebri con valenza oppositiva esplicita, infatti, fu un fenomeno minoritario ma non del tutto marginale e irrilevante, se è vero, come ha osservato Giovanni De Luna, che i confinati politici per questo motivo furono ben ottantasei, quasi tutti di estrazione popolare o proletaria.


Fulvio Conti