SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Tutta la violenza di un secolo

Marcello Flores

Milano, Feltrinelli, pp. 206, euro 13,00 2005

Se la storia contemporanea ha evitato a lungo di confrontarsi con il problema della violenza, assumendola come un dato della politica ma senza aggredirla come oggetto di analisi, non si può dire che la ricerca degli ultimi anni non abbia cambiato atteggiamento e abito mentale: il libro di Marcello Flores è uno dei frutti di una stagione storiografica che ha ormai assunto la violenza come un elemento importante, se non fondamentale, dell'analisi storica. Oggetto particolare di questa nuova attenzione alle pratiche, al culto e ai linguaggi della violenza è stato il secolo che si è appena chiuso, il Novecento, che è sembrato e sembra incarnare tutto il male della Storia. Il libro di Flores conferma questa idea di fine secolo portandoci per mano attraverso un'analisi che indaga tutta la violenza del Novecento. Flores comincia dai numeri, davvero impressionanti: ?le guerre del Novecento rappresentano il 95% dei morti nelle guerre negli ultimi tre secoli? (p. 15). La violenza analizzata da Flores è principalmente quella politica, etnica, religiosa nella quale la responsabilità dello Stato emerge con tutta la sua forza. Autore di guerre e violenze, e principale responsabile dei massacri di massa del Novecento, lo Stato autoritario, dittatoriale, fascista o sovietico, ma anche quello democratico e liberale. La violenza infesta la politica: l'autore articola le ragioni di questa violenza, dimostrando quanto alle cause propagandate si contrappongano invece obiettivi diversi, non sempre e completamente espliciti, non sempre razionalizzabili. Il saggio procede attraverso brevi e chiari capitoli che cercano di rispondere a domande e dare spiegazioni relativamente alle ragioni della violenza, alle forme che essa ha assunto, alle responsabilità e al modo in cui queste vanno articolate, alla legittimazione necessaria a ricordarla, e poi alle pratiche della giustizia e a quelle del ricordo, che tanto care sono all'autore del libro. E finisce, invece, con un'analisi cronologica delle maggiori violenze politiche del secolo, una lettura globale di questo fenomeno, elemento che costituisce uno dei meriti principali del libro. La conclusione principale del saggio, e l'autore lo rivendica con forza ed esplicitamente, è che l'Occidente è il maggiore responsabile delle violenze e che l'uomo ? l'essere umano di sesso maschile ? ne è il principale responsabile. Quello che l'autore lascia sullo sfondo, ma che pervade il libro, è che la tentazione di trasformare il mondo e di rivoluzionarne le inesorabili leggi di disuguaglianza sociale e culturale, compiute per lo più (ma non solo) da uomini occidentali, si sono risolte ? ugualmente ? in un immane massacro. È quello che è successo, ma non è senz'altro l'unica ragione per ricordare il secolo che, attraverso la politica, ha permesso a molte donne e uomini di emanciparsi e di comprendere meglio il mondo in cui vivevano, di viverci dentro da protagonisti, oltre che di migliorare le proprie condizioni di vita.


Giulia Albanese