SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Gli Imperi dopo l’Impero nell’ euro pa del XIX secolo,

Marco Bellabarba, Brigitte Mazohl, Reinhard Stauber, Marcello Verga (a cura di)

Bologna, il Mulino, 554 pp., euro 35,20 2008

Il Quaderno 76 degli «Annali dell’Istituto storico italo-germanico in Trento» raccoglie gli interventi di ventuno storici, che si interrogano sul senso e la continuità della forma imperiale nell’800. In primo piano sono la transizione da Sacro Romano Impero a nuovo Impero Austriaco e l’eredità e influenza dell’Impero napoleonico. Isaggi di apertura (Raffaele Romanelli, Arnold Suppan e Marina Cattaruzza) discutono le modalità e caratteristiche della sovranità imperiale e, nel quadro della modernizzazione ottocentesca e del confronto con il sistema degli Stati in evoluzione, l’aspirazione degli imperi a conquistare o mantenere una posizione di prestigio e di dominio in euro pa, quindi la loro difficoltà a conciliare ineguaglianze e diversità dei territori storici o annessi, con le pratiche di dominio e mobilitazione. La difficile coniugazione tra spinte ideali di tipo universalistico (all’insegna della conservazione o della novità), ambizioni egemoniche e tradizione imperiale, con i nuovi stimoli di incarnazione del popolo sovrano, determinano tensioni sia negli imperatori austriaci sia nei due Bonaparte. Molti autori (Peter Paret, Brigitte Mazohl, Harm Kluetting, Laurence Cole, Helmut Rumpler, Luigi Mascilli-Migliorini, Wolfgang Häusler ed Eric Anceau) analizzando soprattutto l’iconografia imperiale e l’impianto discorsivo in leggi e proclami e in rappresentazioni e commenti coevi, evidenziano le difficoltà degli imperatori a muoversi tra la costruzione di uno Stato moderno e la necessità di una legittimazione imperiale, che in Austria si sviluppa attraverso un’enfasi dinastica, smussando le linee di demarcazione dei due imperi (il vecchio Sacro romano e il nuovo austriaco) a detrimento della consapevolezza civile nei confronti della nuova comunità (Cole, pp. 253, 256 e 273). Il volume si apprezza per la capacità degli aa. di offrire nuove considerazioni e analisi su temi già dibattuti, e ciò si nota soprattutto nei saggi in cui sono presentate o discusse le ricerche sugli effetti della presenza imperiale in euro pa (soprattutto in Italia) e sul grado d’integrazione delle diverse province e del personale amministrativo e giuridico di alto grado. Icasi dei giudici trentini nella Restaurazione (Marco Bellabarba) e quello degli alti funzionari nelle regioni annesse da Napoleone a ovest del Reno (Gabriele B. Clemens) chiariscono percorsi e scelte individuali attraverso dinamiche temporali e variabili regionali, rivelando capacità di assimilazione alle logiche imperiali, messe in risalto anche dalla rassegna di Livio Antonelli. Questi, pur condividendo le critiche all’incomprensione francese per le variegate culture politiche italiane, sottolinea i risultati parzialmente sorprendenti del nuovo ordine imperiale, apprezzando la qualità della ricezione degli istituti francesi (p. 425), lo «sforzo, spesso con esiti positivi, di applicare le leggi con consapevole parzialità» da parte dei ministri reclutati in Italia (p. 423) e, in generale, le capacità di adattamento e mediazione con le pratiche già esistenti da parte di funzionari e amministratori locali selezionati dai francesi (p. 429).


Vanni D’Alessio