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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La rivoluzione capovolta. L'Asia centrale tra il crollo dell'Impero zarista e la formazione dell'URSS

Marco Buttino

Napoli, L'Ancora del Mediterraneo, pp. 488, euro 30,00 2003

La dissoluzione dell'Unione Sovietica del 1991 e la ?riscoperta' dell'Asia centrale da parte di studiosi e mass media ha portato alla pubblicazione, nell'ultimo decennio, di un gran numero di saggi su questa grande e poco conosciuta regione. Gli antichi fasti della ?via della seta? e le vicende del Great Game ? la contesa fra Impero zarista e Gran Bretagna per la supremazia in Asia centrale ? si sono spesso mischiati nelle analisi alle ipotizzate trasformazioni dei nuovi Stati indipendenti e agli scenari geoeconomici legati allo sfruttamento delle risorse energetiche di cui la regione è ricca. Il bel volume di Buttino sceglie al contrario di narrarci l'Asia centrale ? con serietà e rigore ? durante un altro periodo, gli anni turbolenti compresi tra il primo conflitto mondiale e la formazione dell'Unione Sovietica. Un periodo ampiamente indagato dalla pubblicistica ? anche se spesso narrato secondo i filtri dell'ideologia e del pregiudizio ? ma raccontato per lo più a partire dal centro, dall'azione delle leadership del paese. L'autore parte al contrario ? e volutamente ? dalla periferia; non dalla politica alta bensì dalle situazioni sociali concrete. Un approccio che fa risaltare la pluralità di attori e di motivazioni che agiscono nella grande regione del Turkestan. Fra il 1916 e il 1920 non vi sono infatti solo rigide categorie duali: colonizzatori e colonizzati, zaristi e rivoluzionari, russi e musulmani centroasiatici, ma vi sono forze e spinte trasversali a tutte le forze in campo: la minoranza russa immigrata non è una realtà schiacciata solo sui rappresentanti del governo imperiale né ? in seguito ? sulle forze rivoluzionarie; i movimenti islamici non sono solo movimenti antirussi o antisovietici, ma rappresentano una forza riformista che puntava anche e soprattutto a scardinare il potere delle vecchie élites di potere autoctone e le consolidate tradizioni politiche e giuridiche. Buttino fa ben emergere queste complessità, questo periodo di confusione e di delegittimazione delle istituzioni precedenti. Una sorta di vuoto che porta a un brulichio di nuovi esperimenti politici e istituzionali, fazioni in lotta fra loro e minate dalla terribile carestia alimentare che si abbatterà sulla regione in quegli anni. Soggetti diversi che si rifanno a ideologie e a principi ?dell'alta politica? per legittimarsi, ma che ne sono spesso lontani e non controllati dai centri politici. Solo in un secondo momento il nuovo potere centrale saprà ricostituire un'unitarietà politica dell'Impero: si tratterà di una nuova conquista militare e di una nuova colonizzazione. Tutte queste vicende, descritte con chiarezza e con passione dall'autore non sono però ? secondo Buttino ? una particolarità di una regione remota e poco esotica. Esse possono essere al contrario significative per gli inizi della vicenda sovietica in tutte le regioni dell'ex Impero zarista. Qui, in Turkestan, sono solo più evidenti, dato che ?gli attori del conflitto hanno tratti distintivi particolarmente evidenti, perché si esprimono in lingue diverse e fanno riferimento a culture diverse?. Un motivo in più per considerare utile e interessante lo studio dell'Asia centrale in questa fase di mutamento.


Riccardo Redaelli