SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La fine dei privilegi. Scienze fisiche, tecnologia e istituzioni scientifiche sabaude nel Risorgimento

Marco Ciardi

Leo S. Olschki, Firenze 1999

Di Marco Ciardi, ricercatore all'Università di Bologna, era già uscito nel 1995, presso il medesimo editore, un libro dal titolo L'atomo fantasma. Genesi storica dell'ipotesi di Avogadro; ed è sua, quell'anno stesso, l'Introduzione ad una raccolta di scritti del fisico torinese (Saggi e memorie sulla teoria atomica 1811-1838) pubblicata da Giunti. Sempre intorno ad Amedeo Avogadro, la cui celebre "legge" è presente in ogni manuale di fisica e di chimica, ruota anche questo volume, benché animato da molte altre voci e costruito come ampio profilo di un'epoca, la prima metà del XIX secolo, sullo sfondo particolare del Regno di Sardegna. Il titolo evoca l'abolizione, decisa il 12 marzo 1855, dell'esame preventivo sino allora delegato all'Accademia delle Scienze di Torino, circa le richieste di brevetto: abolizione che sancì la fine dei privilegi detenuti dalla ricerca rispetto alle esigenze di un'economia industriale ai suoi inizi. Giustamente Ciardi insiste - ed è questo un tratto peculiare della sua interpretazione - sull'impegno diretto di Avogadro, per nulla puro savant com'è stato sovente ritratto, nel tentativo di dare dimensione tecnologica all'economia dello Stato sabaudo. Un altro spunto da rilevare concerne il rifiuto della tesi secondo cui il mancato sviluppo della fisica teorica in Italia debba essere attribuito ad una debolezza costituzionale degli uomini di scienza e al loro provincialismo. Responsabili semmai - suggerisce Ciardi - furono un "violento scontro" fra immagini della scienza fra loro incompatibili, nonché alcune infelici scelte di politica scientifica. Dei quattro capitoli, il primo affronta il tortuoso svolgersi della scienza subalpina dall'antico regime sino ai moti del 1821, con una speciale attenzione riservata all'ascesa istituzionale della cosiddetta fisica sublime. Nel secondo si descrivono le non facili relazioni tra scienza di base ed applicata, tecnologia e progresso economico sotto il regno di Carlo Felice. A quello di Carlo Alberto si rivolge invece il terzo capitolo, mettendo in luce una serie di iniziative tese a favorire la diffusione della cultura scientifica, che si tratti delle Esposizioni industriali o delle riunioni degli scienziati italiani. L'ultimo copre l'arco di tempo che va dagli anni quaranta alla proclamazione del Regno d'Italia, durante il quale l'operosità scientifica si trovò variamente e significativamente coinvolta nel dibattito economico e politico. Nei dettagli e nelle pieghe soprattutto risalta l'ottimo controllo che Ciardi ha della materia, reso possibile da un decennio di ricerche, come d'altro canto va apprezzato che gran parte del suo lavoro si sia svolto su documenti inediti d'archivio, inclusi i verbali delle riunioni dell'Accademia delle Scienze. Un modo senz'altro raccomandabile per congedare i giudizi sommari e le disparate leggende che ancora si tramandano intorno alle culture dell'Italia preunitaria.


Claudio Pogliano