SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia delle Brigate rosse

Marco Clementi

Roma, Odradek, 410 pp., Euro 25,00 2007

Docente di Storia dell'Europa orientale all'Università della Calabria, Clementi si è già occupato di terrorismo e brigate rosse (La pazzia di Aldo Moro, Roma, Odradek, 2001; Milano, Rizzoli 2006), nonché dei movimenti politici e del dissenso nell'Est europeo. Qui ricostruisce quella che configura come una storia del passato, considerata conclusa come il momento storico cui apparteneva, quel periodo che va dall'esplosione del biennio'68-69, alla marcia dei 40.000 del 1980: la stagione del movimento operaio e insieme quella delle BR quali protagoniste della vita politica italiana. Per Clementi non appartengono a questa vicenda storica i responsabili degli omicidi di Massimo d'Antona e Marco Biagi. Su di essi poche righe (nota 51 a p. 342) dove si legge che un gruppo guidato da Nadia Desdemona Lioce negli anni '90 ha cercato di riaprire «la logica della lotta armata in Italia percorrendo una via già abbandonata alla fine degli anni ottanta dalle Brigate rosse storiche» (p. 342); queste ultime avevano concluso la loro storia nel 1988 con l'assassinio di Roberto Ruffilli. Un taglio interpretativo netto e per molti versi discutibile, in primis perché adottando un approccio che guarda solo al piano politico-istituzionale e alle dinamiche ad esso legate, che risultano l'unico spazio nel quale vengono cercati i motivi e i caratteri dell'agire brigatista, l'a. rinuncia a problematizzare quegli stessi caratteri politico-culturali nei loro assunti come nelle loro articolazioni. Così, per esempio, per quanto usate, le memorie dei brigatisti non sono impiegate come fonti per discutere e fornire spessore alle affermazioni teoriche o politiche, ma fungono principalmente da corredo fattuale e veritativo alle ricostruzioni effettuate.Clementi afferma fin da subito la piena cittadinanza delle BR non solo all'interno del movimento operaio, ma più in generale all'interno dei movimenti antagonisti e rivoluzionari. In questo senso le ascrive senza esitazioni a un'unica genealogia operaista e di fabbrica, escludendo nettamente ogni altra filiazione politico-culturale, a partire da quella movimentista. Una lettura forte, densa di implicazioni e molto discussa, che sta al centro dei conflitti di memoria che ruotano attorno all'interpretazione della vicenda storica del terrorismo italiano.All'interpretazione corrisponde lo stesso impianto del testo: una fitta esposizione degli eventi in prospettiva rigorosamente cronologica, intrecciata ampiamente alla lettura e discussione dei documenti dell'organizzazione armata e divisa in tre parti: l'organizzazione, dai prodromi del '68-69 al processo torinese al nucleo storico delle BR del 1978; l'offensiva, dal 1977 all'omicidio di Vittorio Bachelet e alla creazione della colonna napoletana nel 1980; la sconfitta, dalla rottura dell'unità brigatista nel 1980 con la nascita della colonna «Walter Alasia» alla fine, segnata dall'omicidio Ruffilli.Pur privilegiando un'analisi per linee interne a discapito della contestualizzazione, questo volume rappresenta una densa e dettagliata ricostruzione, e benché non introduca fonti nuove o novità interpretative costituisce indubbiamente un punto di partenza utile per inquadrare la vicenda storica delle BR.


Emmanuel Betta