SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le Alpi

Marco Cuaz

Bologna, il Mulino, pp. 199, euro 12,50 2005

L'uscita, solo un paio di anni fa, dello studio di Alessandro Pastore su Alpinismo e storia d'Italia aveva fatto sperare in una nuova stagione di ricerche sulla storia sociale e culturale del mondo alpino e dell'alpinismo. Ed ecco qui che, sempre per il Mulino, esce nella collana ?L'identità italiana? un nuovo libro sulle Alpi, o meglio ? come è affermato nell'introduzione ? un libro che è ?un racconto dell'immaginario alpino? (p. 10). Le Alpi di Marco Cuaz (docente di Storia della Valle d'Aosta presso l'Università della Valle d'Aosta, se questo può aiutare a collocare l'opera nel suo contesto di origine) sono interpretate come un luogo di produzione culturale di identità diverse e in trasformazione e come simbolo ? tutt'oggi ? di un ?passato contrastato e diviso? (p. 8). Il libro, come afferma lo stesso autore, non vuole essere una storia delle Alpi, ma dei significati che alle Alpi sono stati attribuiti e che dalle Alpi promanano. Barriera naturale posta a protezione dell'Italia, per secoli le nostre montagne non sono state altro che un mito letterario, uno ?stereotipo?, nonché un luogo isolato, poco frequentato e avvertito con diffidenza. Bisognerà aspettare il Settecento perché scienziati e letterati si interessino a quell'eccezionale spazio naturale: botanici, geologi, meteorologi, letterati, pittori, viaggiatori e alpinisti (soprattutto inglesi) iniziano a esplorare il mondo alpino; è in questo senso che l'alpinismo (inteso in senso lato come spinta culturale verso la montagna) può essere considerato un fenomeno che caratterizza come pochi altri la modernità. Cuaz dedica poche pagine alle Alpi prima che queste venissero ?scoperte' (al centro dei suoi interessi sta infatti l'uso politico della montagna, e quindi di quei significati che ne trascendono la severa materialità), ma non dimentica di citare in bibliografia alcuni classici della storia sociale ed economica della vita alpina, dalla diacronia più approfondita. Il vero e proprio saggio di Cuaz inizia appunto a partire da quella che lui stesso definisce la ?reinvenzione? del mondo alpino, un fenomeno peraltro rimasto quasi estraneo agli italiani, fino almeno all'Unità del paese, quando, una volta ?fatta l'Italia, le Alpi visualizzarono il confine? (p. 8). A partire da questa reinvenzione, si susseguono nelle pagine del libro gran parte degli eventi e dei personaggi della storia nazionale: la prima guerra mondiale, gli alpini della ritirata di Russia, la brigata Monterosa, l'irredentismo e l'autonomismo, le imprese alpinistiche, Nuto Revelli e Federico Chabod. Certo, il restituire pienamente il senso di un ?immaginario alpino?, nella sua vastità e complessità, non è compito facile; il rischio è evidentemente quello che le Alpi, così intese, rappresentino un denominatore comune che va poco oltre una funzione evocativa. Tuttavia, il libro di Cuaz, sostenuto da una vasta bibliografia ragionata che aiuta ad ampliare la prospettiva sul tema, sa contribuire alla crescita (in Italia) di quella ?nuova storiografia alpina? che ha fra i suoi pregi maggiori quello di intrecciare dibattiti pluridisciplinari e transfrontalieri.


Giulia Beltrametti