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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Marginalismo e socialismo nell'Italia liberale 1870-1925

Marco E.L. Guidi e Luca Michelini (a cura di)

Milano, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, pp. CXXXIV-618, euro 77,47 2001

Il volume 35 degli Annali Feltrinelli è dedicato ai rapporti tra il marginalismo ? la corrente maggioritaria nell'economia politica a partire dagli anni '90 ? e il socialismo, e raccoglie contributi interdisciplinari, anche se di taglio prevalentemente storico-economico. Nelle due introduzioni ? quella di Michelini (pp. XLI-CXXXIV) è in realtà un denso saggio critico ? i curatori evidenziano i criteri cui è ispirata la strutturazione del volume, articolato su tre livelli di ricerca: l'ambito teorico dell'economia ?pura?, il vasto campo delle interazioni-contaminazioni con la società civile, la politica. Il marginalismo si fece strada in Italia tra 1882 e 1883 ad opera di un giovanissimo Maffeo Pantaleoni, seguito da una schiera di autorevoli economisti (De Viti, De Marco, Mazzola, Einaudi, Barone, il nume tutelare Pareto); nel volgere di un decennio la nuova scuola, alimentata da un vivace dibattito nelle riviste di settore, da una copiosa letteratura, anche manualistica, e da una forte presenza accademica, si impose come la nuova ortodossia, anche nella percezione di contemporanei ed avversari, a scapito dell'indirizzo storico modellato sulla Nationalökonomie di stampo tedesco. Il confronto intellettuale e politico con il marxismo prima e col socialismo poi era evidentemente nella natura delle cose, tanti essendo i punti di contatto tra la teoria economica marginalista e l'elaborazione dottrinale e la prassi del mondo socialista. L'intreccio tra socialismo e marginalismo viene sviluppato nel volume sia sul piano biografico (vedi i saggi su Montemartini, Walras, Cabiati, Enrico Leone, Ghino Valenti) che per grandi temi: l'interpretazione delle crisi economiche, la questione della distribuzione della ricchezza, l'analisi del capitalismo. Soprattutto l'introduzione di Michelini illustra bene la poliedricità del marginalismo italiano, ricco di apporti culturali e sensibilità diverse, dotato di un appeal in grado di assicurargli adesioni trasversali e talora sorprendenti (da Pareto ai sindacalisti rivoluzionari, a figure importanti del socialismo turatiano), mutevole nelle alleanze. Sono esemplari di tale natura le scelte opposte compiute dagli esponenti più autorevoli in alcuni momenti cruciali della storia nazionale. Se il filo conduttore del volume è rappresentato dal contrastato rapporto tra marginalismo e socialismo nelle sue varie fasi ? dall'alleanza contro l'autoritarismo crispino alla rottura sul ministerialismo in età giolittiana, dalla decisiva svolta nazionalista dei marginalisti al loro sostanziale allineamento al fascismo ?, molteplici sono i piani di lettura cui esso si presta e di cui è impossibile qui dare conto per esteso: si vuole ricordare almeno, perché centrale nell'interpretazione e nell'economia dell'opera, la questione epistemologica su ambiti e competenze dell'economia politica e sull'impegno e la funzione civile di essa, a dispetto di ogni pretesa marginalista di neutralità.


Francesco Marin