SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Cultura, verità e storia. Francesco Lanzoni (1862-1929)

Marco Ferrini

Bologna, il Mulino, XCII-428 pp., Euro 35,00 2009

Questo di Marco Ferrini - avrebbe detto Delio Cantimori - è un libro «pieno come un uovo, come un uovo, tutto buono». Il lettore può rinvenirvi una serie di problemi di grande momento, tutti implicati nella vita e nell'operosità scientifica del prete faentino Francesco Lanzoni, forse il maggior rappresentante dell'erudizione ecclesiastica dei suoi tempi: l'autore di quelle Diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (anno 604) uscite nel 1927 e apprezzate da Gramsci nelle sue annotazioni carcerarie e di un'autobiografia pubblicata postuma, recensita con grande simpatia da Croce nel 1930. Innanzitutto il cammino spirituale dello stesso Lanzoni, seguito dall'a. con penetrazione e riserbo, nelle sue svolte e nei suoi momenti di crisi, fino alla soluzione positiva degli ultimi anni. In parallelo l'iniziazione alla critica storica, la pionieristica attività come studioso dell'agiografia romagnola e poi italiana, gli interessi per la storia delle origini cristiane; l'impegno nella diocesi di Faenza come rettore del seminario; l'attività di giornalista e polemista negli ambienti del movimento cattolico di fine secolo; i sospetti (infondati) di modernismo; il vivo patriottismo di origine neo-guelfa e classicistico; gli amici e discepoli (fra cui Giuseppe Donati), gli avversari e i critici. L'a. cerca sempre di situare le vicende di Lanzoni nella più generale problematica dei tempi suoi: la formazione del clero negli anni dopo Porta Pia, la riscossa del tomismo dopo l'enciclica Aeterni Patris del 1879; la situazione degli studi storici nell'età leonina, la sfida costituita dalla diffusione del metodo storico-critico; il passaggio dall'opposizione cattolica alla prima «democrazia cristiana»; la crisi modernistica in Italia; le vicende di una diocesi significativa come quella di Faenza. Sullo sfondo la Romagna violentemente anticlericale, ma anche capace di esprimere una tenace polemica cattolica. L'a. sviscera tutti i problemi, facendo riferimento - come si dice - «alla storiografia più accreditata»: si tratta spesso di vere e proprie rassegne storiografiche, che trovano una loro giustificazione in una tesi di dottorato, ma che forse potevano essere un po' sfoltite nel volume a stampa: lo stesso dicasi per l'ampia rassegna preliminare delle fonti (pp. XXIII-XCI). La lettura suscita (ed è buon segno) molte domande e curiosità. Ne segnalo solo una: l'editore delle Memorie, Evangelista Valli segnalava il consenso con cui Lanzoni leggeva i lavori storici di Croce, esclamando nel contempo che la sua filosofia non c'entrava per nulla. Questo rapporto col pensiero e la storiografia crociana non è affrontato da Ferrini (e non si tratta di una questione proprio secondaria). Lo stesso Croce ricordava di avere avuto, «per ragioni di studii, qualche scambio epistolare» con quel «bravo e modesto erudito»: in tanta dovizia di fonti esaminate, non sarebbe stato opportuno ricuperare ed esaminare anche queste lettere?


Roberto Pertici