SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Repubblica sulla riva del Po. Guastalla dalla liberazione al 1948

Marco Fincardi, Antonio Canovi

Bologna, Clueb, 228 pp., euro 24,00 2009

Il volume, un interessante esperimento di storia orale, prova a ricostruire la storia di Guastalla utilizzando come unica fonte le interviste a una cinquantina di testimoni. Due generazioni raccontano gli ultimi mesi di guerra, la gioia e i complessi problemi che seguirono il 25 aprile 1945 e infine la nascita della Repubblica dal loro punto di vista locale, un po’ naif. Si parte dagli ultimi due mesi di guerra, quando le attività partigiane divennero intense anche in pianura e quando centinaia di soldati tedeschi e fascisti in rotta morirono sulla riva del grande fiume nel tentativo di superarlo per continuare la fuga verso Nord. Ci si sofferma poi sul dopoguerra, riuscendo a far emergere in maniera efficace la miscela di paure e speranza di quei mesi. Nella pianura padana, che più a lungo aveva subito l’occupazione nazista, la primavera del 1945 fu una festa popolare ininterrotta. Accanto a quella che venne definita la «gallomania», cioè la voglia di svago e di divertimento, la popolazione esprimeva però anche una decisa spinta al rinnovamento politico e sociale. Animatori del ritorno all’impegno politico furono principalmente gli ex partigiani che a Guastalla, attraverso il locale Cln, presero il controllo della Giunta comunale, attribuendo la carica di sindaco al vecchio socialista Enrico Macchi, costretto alle dimissioni nel 1921 dalle squadre d’azione fasciste. Nei mesi seguenti la Liberazione, i guastallesi riassaporarono la passione politica e ottennero nuovamente la possibilità di esprimere liberamente le proprie idee, organizzando dibattiti e incontri. Tuttavia le testimonianze raccolte dai due aa. mostrano come ben presto gli entusiasmi cominciarono a incrinarsi, per un certo senso di inquietudine e di scoramento che cominciava a farsi strada. I partigiani tornavano alla quotidianità della vita e ne riscoprivano le difficoltà. I problemi dell’assistenza ai poveri, agli sfollati, ai primi reduci che tornavano dai campi di prigionia tedeschi, il dramma del freddo e della fame, la necessità di riattivare la vita industriale e di dare lavoro ai numerosi disoccupati impegnarono per mesi le autorità municipali, favorendo anche la riscoperta di metodi di partecipazione civile. L’osservatorio di Guastalla consente di vedere, passo dopo passo, l’allargarsi delle differenze ideologiche tra i partiti del Cln, sino alla «lunga campagna» per le elezioni del 1948 che nei ricordi di diversi testimoni venne vissuta in un clima «alla don Camillo e Peppone». Gli stessi aa. evidenziano d’altronde come agli abitanti di Guastalla piaccia raccontare aneddoti delle loro vite come se fossero avventure mirabolanti di personaggi picareschi, in uno stile tipicamente emiliano. Se c’è un difetto in questo volume è proprio l’eccessivo ricorso alla citazione di interviste che appesantisce la lettura soprattutto per chi non conosce la realtà che fa da sfondo agli eventi narrati. Forse troppo poco spazio è stato dato all’inquadramento storico dei fatti nel più generale contesto italiano e a un minimo di riflessioni e approfondimenti. Il volume risulta comunque prezioso, dal momento che offre una gran quantità di spunti e suggestioni agli studiosi di storia sociale e di cultura popolare.


Andrea Villa