SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La DC

Marco Follini

il Mulino, Bologna 2000

Il saggio dimostra la continuità di riflessione e di lavoro dell'autore, giornalista e deputato, che ha già pubblicato DC al bivio (Bari, Laterza, 1992) e C'era una volta la DC (Bologna, il Mulino, 1994). Il volume è diviso in sei capitoli (I. Venuti da lontano; II. Il partito-paese; III. La mediazione; IV. L'anticomunismo; V. Le correnti; VI. Il processo) e un Post-scriptum per dichiarare di aver "avuto molto a che fare con la DC", "la passione democristiana" e "l'illusione" che "una certa avversione, o almeno un sentimento critico [...] abbiano finito per riequilibrarsi a vicenda". L'autore ripercorre il lungo arco del tema dal '43 - dalla fondazione della Dc nella quale confluirono componenti e tradizioni politiche diverse - al luglio '93, quando finiva la parabola democristiana, insistendo soprattutto sulla tesi del partito che "cercò per così dire di farsi paese. Di adottare cioè la sua politica, i suoi programmi, la sua stessa identità a quel popolo che l'aveva votato a larga maggioranza e che aveva finito per ritrovarsi sotto le sue bandiere per le ragioni più svariate" (p. 33). Alcuni problemi di fondo particolarmente importanti per capire il significato della sua presenza nell'Italia del secondo dopoguerra e la sua storia sono trascurati o sottovalutati, come quello degli indirizzi di politica estera - e in particolare le scelte europeistiche - che hanno caratterizzato le varie fasi della lotta politica e che sono stati decisivi per la costruzione del "sistema di alleanze" della Dc, o come i temi della ricostruzione o della questione meridionale. Anche il tema dell'anticomunismo, "l'altro grande cardine della politica e del successo della DC", non può essere spiegato facendo riferimento soltanto, per gli anni del dopoguerra, a Peppone e a Don Camillo, "i simboli letterari di un antagonismo politico e civile irriducibile", senza richiamare le posizioni della chiesa, le tendenze del movimento cattolico, senza riproporre, seppure sinteticamente, il dibattito culturale e quegli anni, le profonde divisioni quotidiane che caratterizzarono allora la vita del paese e gli esiti che hanno avuto nel lungo periodo. La Dc è stata "un partito di correnti": poco alla volta, anzi, le correnti "divennero dei veri e propri partiti nel partito". Ma l'immagine proposta delle correnti nulla dice sulle diverse culture politiche che esse hanno rappresentato, le riviste che le hanno espresse, la classe dirigente che hanno selezionato, le maggioranze interne che hanno espresso: tutti elementi che farebbero meglio comprendere la politica delle alleanze, le scelte di governo e di sottogoverno, gli esiti delle elezioni alle più alte cariche dello Stato. L'autore si era proposto di raccontare la Dc "in una carrellata che comincia con la vittoria degasperiana e finisce con i tanti processi, metaforici e giudiziari (da Pasolini a Tangentopoli), intentati negli ultimi anni contro lo scudocrociato". Ma le "carrellate" sono utili a condizione che le esigenze della divulgazione non siano caratterizzate da approssimazione e mancanza di rigore.


Pier Luigi Ballini