SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Togliatti e Tito. Tra identità nazionale e internazionalismo

Marco Galeazzi

Roma, Carocci, pp. 271, euro 20,60 2005

Questo studio dei rapporti fra Togliatti e Tito è un pregevole contributo alla storia del comunismo. La ricerca, come recita il sottotitolo del libro, ne mette a fuoco il nesso tra identità nazionale e internazionalismo, il rapporto fra politica interna e politica internazionale, e quindi il processo di nazionalizzazione reale. Oltre che sulle politiche, la comparazione è centrata sui due leader. Anche questa ci pare una scelta perspicace non solo perché nella storia dei partiti la funzione della leadership è decisiva, ma anche perché all'indomani della seconda guerra mondiale Togliatti e Tito furono, nei rispettivi paesi, fondatori di un nuovo Stato. In fine, l'impostazione della ricerca è giustificata dalla storia concreta dei due partiti, caratterizzata da un parallelismo non privo di aspri conflitti ma anche da modi convergenti di coniugare autonomia nazionale e internazionalismo. Essi sopravvissero alla morte di Togliatti e percorsero anche la segreteria Berlinguer. La ricerca si avvale di nuove fonti documentali attinte dall'archivio storico del PCI. Fra queste meritano particolare attenzione le carte di fonte sovietica sulla crisi ungherese del 1956, fornite dal PCUS a Tito e da questi trasmesse a Togliatti, e i resoconti dell'ultimo incontro fra Togliatti e Tito, della primavera 1964, di mano dello stesso Togliatti. Quanto ai contenuti, merito di Galeazzi è di attirare l'attenzione sul movimento dei ?non allineati? e sul ruolo che Tito ebbe in esso. Nella storiografia sulla guerra fredda il tema ci sembra immeritatamente sfuocato, esso invece appare assai rilevante per l'individuazione dei limiti strutturali del bipolarismo e della sua crisi, manifestatasi nei primi anni Settanta, a causa dello schiacciamento dell'asse Nord-Sud sull'asse Est-Ovest della ?struttura del mondo?. Galeazzi mette bene in luce come quel movimento tendesse a porre in discussione il bipolarismo non già in chiave ?terzomondista?, bensì per la sua inadeguatezza a governare le dinamiche sottostanti a quel soffocante schema. Punto saliente della politica di Tito fu la percezione della crescente ?interdipendenza? delle relazioni economiche e politiche internazionali già dalla fine degli anni Cinquanta. Ma il tema è di grande rilievo anche per la storia del comunismo italiano e della politica di Togliatti. Quel paradigma, assunto anche da Togliatti nella sua interpretazione della ?coesistenza pacifica?, lo condusse a tematizzare lucidamente, negli ultimi anni di vita, la crisi del movimento comunista per l'incapacità di cogliere le nuove sfide e le nuove opportunità originate da un mondo sempre più multipolare. L'?ultimo Togliatti? (1962-1964) s'impegnò nell'istruire i dati di quella crisi e nel cercarvi una soluzione. È vero che la sua linea rimase fedele allo schema, sempre più anacronistico, dell'?unità nelle differenze e nell'autonomia?, ma pur sempre in una visione dicotomica del confronto fra ?progresso e reazione? a scala mondiale. La ricerca di Galeazzi getta nuova luce sulla figura di un ?ultimo Togliatti? sempre più consapevole della crisi storica del comunismo, di cui il Memoriale di Yalta costituisce una testimonianza drammatica ancor oggi di non trascurabile valore.


Giuseppe Vacca