SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Storia della Resistenza in Toscana

Marco Palla (a cura di)

Roma, Carocci, 2 voll., 333+205 pp., euro 25,20+23,30 2009

Una diecina d’anni fa Nicola Labanca, delineando un profilo generale della Resistenza in Toscana (Dizionario della Resistenza, vol. I, Torino, Einaudi, 2000), lamentava giustamente la mancanza di «studi complessivi su temi rilevanti quali le dimensioni dell’antifascismo, l’impatto della guerra, la Rsi locale, l’attività delle formazioni politiche clandestine […] il rinnovamento della classe politica della regione» (p. 457).L’opera collettiva curata da Marco Palla colma in buona parte queste lacune. In particolare, tre degli undici saggi che costituiscono i due volumi (Matteo Mazzoni, La Repubblica sociale italiana in Toscana; Enzo Collotti, L’occupazione tedesca in Toscana; Gianni Perona, La Toscana nella guerra e la Resistenza: una prospettiva generale) forniscono una rappresentazione di grande ricchezza, coniugando il quadro mutevole degli avvenimenti militari e la crisi economica che questi comportano, le linee strategiche alleate e tedesche che caratterizzano la «guerra grossa» e il loro impatto sulla popolazione civile, sul «farsi e disfarsi» della Resistenza armata, e sui vani tentativi della Rsi di accreditarsi come governo legittimo ed effettivo. Anche il saggio di Patrizia Gabrielli (Antifascisti e antifasciste) si segnala per il tentativo di rinnovare la storia dell’antifascismo, osservato qui soprattutto «dal basso», attraverso fonti soggettive che permettono di ricostruire, o quanto meno di intuire, la densità e ricchezza delle relazioni personali, delle solidarietà, delle sofferenze che innervano l’esistenza di un antifascismo popolare, ben più radicato e diffuso di quanto le storie istituzionali dei partiti permettano di cogliere.Di impianto più datato il saggio di Giovanni Verni (La resistenza armata in Toscana) teso a evocare una resistenza armata caratterizzata da adesioni, intenti, consensi, molto meno mutevoli di quanto il quadro delineato dai saggi già citati lasci intravedere; limpido, nella sua stringatezza, il contributo di Nicola Labanca (Il volontariato partigiano e antifascista nei Gruppi di combattimento). Tra gli altri cinque saggi, di cui non è possibile dar conto analiticamente, si segnalano quello di Marino Biondi (Resistenza e letteratura: appunti e riflessioni) - capace di mettere in luce un ricco deposito di fonti spesso sottovalutate nella loro capacità di ridare luci ed ombre a percorsi individuali e collettivi di grande interesse - e quello di Bruna Bocchini Camaiani (Chiesa toscana e Resistenza).Colpisce, in negativo, il fatto che ogni saggio riporti in nota una propria ricca, a volte ricchissima bibliografia; visto che fonti primarie e secondarie sono comuni alla maggior parte dei pezzi, ciò comporta infinite ridondanze, ed è questa, forse, una spia di una cura redazionale non all’altezza della complessità dell’opera. Si avverte inoltre la mancanza di un corposo saggio introduttivo, capace di mettere a frutto la ricchezza e la varietà di acquisizioni e di nuovi problemi sollevati dai vari contributi. Della distribuzione, quanto meno singhiozzante ed avventurosa, è meglio tacere.


Santo Peli