SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Giuseppe Massarenti. Una vita per i più deboli,

Marco Poli

Venezia, Marsilio, 487 pp., euro 38,00 2008

Il volume, scritto in collaborazione con Giorgio Golinelli, ripercorre oltre un secolo di storia del movimento bracciantile e cooperativo di Molinella (Bologna) attraverso la figura del suo «profeta», il socialista riformista Giuseppe Massarenti (1867-1950), sindaco dal 1906 al 1914 e poi dal 1920 al 1922. Tra la fine dell’800 e l’avvento del fascismo, egli fu l’ispiratore e l’organizzatore delle locali leghe sindacali contadine e delle cooperative di produzione e di consumo, portando il piccolo centro alla ribalta nazionale e internazionale quale esempio di politica socialista applicata.La sua sindacatura concretizzò «una strategia imperniata sulla triangolazione Comune, Sindacato e Cooperazione sotto “un’unica regia” che per anni avrebbe segnato un’epoca della storia del movimento operaio nazionale» (p. 180). Massarenti descriveva così la sua visione del rapporto tra questi elementi: «La resistenza [delle leghe], senza il socialismo, diventa egoismo di classe. La cooperazione, senza il socialismo, diventa mercantilismo. Il Comune, senza guida socialista, diventa interclassismo» (p. 251). Il dirigente riformista, perseguitato dal fascismo, fu dapprima inviato al confino, in seguito (nel 1937) internato in un ospedale psichiatrico, dal quale poté uscire solo nel 1948.L’opera, pur ricca di informazioni e di spunti, risulta tuttavia priva di una solida impostazione storiografica. La narrazione assume un carattere spiccatamente cronachistico, come è facilmente desumibile dalla scelta di consacrare un capitolo a ciascun anno della vita di Massarenti (a parte il primo capitolo, 1847-1889, dedicato agli anni precedenti la sua nascita e al periodo giovanile) e di attenersi a un criterio rigidamente cronologico nell’esposizione. Tali scelte comportano notevoli disequilibri nella distribuzione del racconto, con la presenza di capitoli di mezza pagina o anche meno (come nel caso dei capitoli 1938, 1939, 1940, 1941, 1942).Lo sforzo compiuto nel ricostruire le vicende di Molinella non viene adeguatamente accompagnato da un uguale impegno interpretativo e di contestualizzazione. Per esempio il mutato atteggiamento del governo nei confronti delle organizzazioni socialiste, messo in atto da Giolitti, non emerge se non di sfuggita. L’indicazione delle fonti è ampiamente lacunosa, rendendone pressoché impossibile il riscontro e l’analisi critica. D’altronde si tratta di una lacuna apertamente dichiarata dall’a.: «[…] come si potrà notare vi sono citazioni che non sono assistite da note che indichino la fonte e non si è ritenuto opportuno, se non in pochissimi casi, segnalare l’appartenenza del documento a un “archivio privato”» (p. 6).Il libro consiste insomma in un’ampia cronologia che raccoglie dati, avvenimenti, cronache, certamente utile per ricostruire la memoria di un personaggio e di una comunità, ma troppo «grezza» per costituire un lavoro storiografico in senso pieno. La parte più convincente è quella che racconta lo smembramento sistematico e violento delle istituzioni proletarie da parte dello squadrismo fascista.


Bruno Ziglioli