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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Arditi, non gendarmi! Dalle trincee alle barricate: arditismo di guerra e arditi del popolo (1917-1922)

Marco Rossi

Pisa, Bfs, 239 pp., Euro 20,00 2011

Attraverso un'accurata ricerca basata su fonti d'archivio e su un attento scrutinio della stampa dell'epoca, Marco Rossi ricostruisce gli eventi che, tra la fine della Grande guerra e l'avvento del fascismo, hanno caratterizzato la prima resistenza organizzata al sollevamento delle «camicie nere». Con questa seconda edizione, riscritta in toto, riveduta e ampliata, l'a. ci conduce in un ambito politico-culturale spurio, caratterizzato da condizioni sociali, ma anche esistenziali, plasmate dall'esperienza del conflitto mondiale che aveva stravolto la normalità del vivere civile e aveva portato lo Stato liberale a dover affrontare una crisi di difficile soluzione.Il volume offre una lettura «sociale» di quegli anni, in cui la prima guerra mondiale, «conclusasi sui campi di battaglia, aveva investito la società e si era trasferita nei suoi conflitti, con l'affermarsi di un nuovo soggetto antagonista: il reduce», che, oltre a portare con sé gli orrori vissuti in trincea, doveva affrontare quelli dovuti alla condizione di «sfruttato economico» (p. 16). A partire da questo approccio, viene ricostruito il difficile e articolato incontro avvenuto tra i settori operai influenzati dalla proposta massimalista e libertaria e una parte degli ex combattenti, disponibili a un'azione popolare di tipo eversivo. In questo contesto, al centro dell'affermazione e della diffusione dell'arditismo popolare, l'a. colloca la vicenda di Fiume quale «snodo fondamentale in quanto vide consumarsi la rottura tra mussoliniani da una parte e dannunziani e sovversivi dall'altra», rottura che inciderà «sul processo di radicalizzazione antifascista vissuto da quella parte dell'arditismo che avrebbe dato vita agli Arditi del popolo» (p. 69). Il testo si dipana attraverso la policroma galassia del combattentismo, dai Figli di nessuno alle Ardite rosse, dal dissenso interno al primo fascismo agli elementi dell'avanguardismo futurista, che ebbe modo di incrociare le sue attese con quelle espresse da una parte non minoritaria del proletariato italiano che, sebbene uscito sconfitto dall'occupazione delle fabbriche, era ancora favorevole a un'iniziativa rivoluzionaria. Rimane «emblematica» la figura dell'ex tenente degli arditi Argo Secondari, intorno al quale si raccolsero reduci di Fiume, ex arditi e combattenti, interventisti rivoluzionari, che condividevano «un forte anelito di giustizia sociale» e una crescente insofferenza nei confronti delle brutalità commesse dai fascisti (p. 106). Di particolare interesse sono le pagine che ricostruiscono le attività degli Arditi del popolo e della Difesa proletaria che, passando per le battaglie di Sarzana, Ravenna, Roma, Piombino, Civitavecchia, Bari, sfociarono nelle barricate di Parma, lasciando intravedere uno spaccato vivo e concreto di una «storia diversa» possibile (p. 172).Benché, negli ultimi anni, diverse pubblicazioni di pregio siano tornate sulla storia degli Arditi del popolo, Marco Rossi ci offre un libro di particolare efficacia, capace di restituire una delle pagine più sconosciute e mistificate della storia italiana.


Roberto Carocci