SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Spionaggio, controspionaggio e ordine pubblico in Veneto. Aprile-dicembre 1945

Marco Ruzzi

Sommacampagna, Cierre, 224 pp., € 12,50 2010

Solitamente si è soliti pensare allo spionaggio e al controspionaggio come ad uno Stato parallelo, a una dimensione altra, a un sottobosco di figure ambigue che si muovono al di là della legalità. Una rappresentazione reale, ma l'affresco che esce dal libro Marco Ruzzi - archivista oltre che studioso della Resistenza - è molto più articolato. L'a. offre infatti una ricostruzione analitica basata sui reports delle sezioni della Field security britannica e della Sicurezza militare italiana relativi alle province venete per i mesi che vanno dalla Liberazione al dicembre 1945. Oltre a fornirci le coordinate per muoverci all'interno di un argomento che può essere a prima vista molto scabroso e scivoloso, l'a. dimostra quanto strette siano le connessioni tra i servizi segreti alleati e gli apparati (in particolare agenti di pubblica sicurezza e carabinieri) che nell'immediato dopoguerra hanno il compito di mantenere l'ordine pubblico in Italia. Una collaborazione, una connivenza e in molti casi una solo apparente distinzione dei compiti: atteggiamenti e comportamenti che hanno un unico obiettivo, ovvero depotenziare le spinte del Cln.Colpisce la vastità di quel reticolo di informatori e confidenti che, nella zona grigia dei mesi successivi alla guerra, si muove tra postfascismo e riflusso del movimento resistenziale, tra desiderio di ritorno all'ordine e anticomunismo; comunque all'interno di uno scontro ideologico tra i maggiori partiti di massa, in primis la Democrazia cristiana e il Partito comunista, dove questi attori sono una parte non disinteressata, anzi pienamente consapevole dell'evoluzione politica in corso. Se molti elementi erano già noti agli studiosi locali, il volume di Ruzzi ha il merito di sistematizzare le informazioni e di collegarle seguendo passo passo le vicende di un dopoguerra che nel Veneto vede una gestione dell'ordine pubblico contesa e problematica, lo scoppio di tensioni sociali che si acuiscono con la smobilitazione partigiana e l'involuzione moderata della Resistenza. Del resto stiamo parlando delle province che erano state i centri del «governo diffuso» della Rsi. Il punto di vista esterno fornito dai reports dell'intelligence inglese consente inoltre di guardare gli eventi con un occhio più distaccato, di contestualizzare in maniera corretta la dimensione della cosiddetta «resa dei conti», di fornirci le prove dell'attivismo del movimento partigiano e delle sue relazioni internazionali per evitare una deriva conservatrice o addirittura reazionaria.Nel complesso si tratta di un libro molto ben documentato e con un solido apparato critico. Di una certa utilità i profili biografici posti alla fine del volume, relativi a figure anche poco note citate nel testo e che aumentano l'interesse per un network variegato. Troppo debole invece l'appendice documentaria che, per un libro che utilizza una grossa mole di fonti provenienti soprattutto dagli archivi inglesi e tutte di rilievo, avrebbe potuto essere ben più robusta.


Daniele Ceschin