SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Metropoli e natura sulle frontiere americane. Dalle non-città indiane alla città di Thoreau, dalle metropoli industriali alla città ecologica

Marco Sioli (a cura di)

Milano, Franco Angeli, pp. 351, euro 22,00 2003

L'esperienza americana come luogo peculiare di interazione tra natura e città è il filo conduttore dei 17 saggi raccolti nel volume e accompagnati da una ampia biblio- e sitografia. Gli autori (D'Oro, Croce, Taylor, Gross, Luconi, Letwin, Delfino, Maffi, Dykstra, Cartosio, Valle, Portelli, Greenberg, Tonello, Soleri, oltre allo stesso Sioli) incrociano competenze urbanistiche, letterarie, storico-sociali e storico-urbane, per rileggere il rapporto tra la wilderness ? il luogo dell'incontaminato, sfondo reale e mitico dell'epopea della conquista e della frontiera ? e la costruzione della città-civilizzazione, che avanzando ingloba e riproduce l'altra al proprio interno. Così i saggi, già editi, per lo più nella rivista «Storia urbana», spaziano dagli insediamenti indiani precedenti la colonizzazione fino alle città utopiche del presente per decostruire le immagini speculari della natura e della metropoli, nel caso nordamericano particolarmente evocative. Se qui la wilderness è l'eden selvaggio e desolato da cui scaturisce la civilizzazione, la matrice genetica ? ben più che la demarcazione ? aperta all'espansione e alla conquista e, ad un tempo, il punto di vista esterno e alternativo alla civilizzazione inevitabilmente urbana, la fondazione delle città comporta allontanamento e pure addomesticazione e riproduzione della natura nel nuovo ordine sociale urbano. Un percorso suggestivo ? che avrebbe perciò meritato qualche utile comparazione con altri scenari geografici e culturali ? che nel mutare dei contesti e delle definizioni, restituisce la complessità dei due termini di ?natura? e ?città?, sullo sfondo degli incroci della storia americana, a cominciare da quello fondativo tra culture indiane e culture dei coloni, ove la costruzione delle città agricole suonò requisizione della natura in seno al territorio indiano, passando poi per la moltiplicazione delle città industriali, ove la ?natura? replicata nei parchi urbani avrebbe dovuto mitigare tensioni sociali ed insalubrità da inquinamento, fino ad approdare alle città postindustriali, nel cui tessuto frammentato e centrifugato dalla diaspora suburbana si aprono vuoti ricolonizzati da una wilderness di ritorno. La metropoli, dunque, come incorporazione della natura, in primo luogo come incorporazione delle risorse naturali nei meccanismi produttivi e riproduttivi del sistema urbano, ma anche e decisivamente come assunzione simbolica e metaforica della natura in quanto luogo originario, fonte di vita e parametro dell'ordine e dell'equilibrio individuale e sociale: condizione irrinunciabile per affrontare la vita urbana, organizzarne le gerarchie spaziali e sociali, contenere la modernità straripante che la crescita delle città pare portare inesorabilmente con sé.


Simone Neri Serneri