SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il teatro del conflitto. La Compagnia del Collettivo nella stagione dei movimenti. 1968-1976

Margherita Becchetti

Prefazione di Antonio Parisella, Appunti a margine di Gigi Dall'Aglio, Roma, Odr 2003

Il CUT di Parma (Centro universitario teatrale), si trasformò nel periodo del Sessantotto in collettivo politico. Passò al professionismo nel 1971, praticando il decentramento teatrale. Nel 1976, inaugurando una nuova procedura di politica culturale, la Compagnia del Collettivo tornò stabilmente a Parma, con una convenzione per la gestione di un teatro pubblico. Dal 2000, è la Fondazione Teatro Due di Parma, teatro stabile che gestisce la stagione di prosa per la città. È da tempo uno dei centri più importanti del teatro italiano. Siamo di fronte ad una storia che, con mutamenti e ricambi, ma senza soluzione di continuità, si snoda per mezzo secolo: il CUT di Parma è del 1954. È di qui che Margherita Becchetti parte, esplorando intelligentemente l'antefatto. Tiene fermo, invece, il termine del 1976. Ciò che la interessa è il teatro sullo sfondo dei movimenti politici giovanili, non il suo trasformarsi in un'istituzione, sia pure anomala e indipendente. Ha studiato soprattutto la bibliografia sul Sessantotto, sfiorando molto in superficie quella teatrale. Ha esplorato gli archivi personali dei protagonisti della sua storia, ha raccolto le loro testimonianze orali. Quest'impegno travalica però nell'adozione non tanto delle opinioni, quanto delle territorializzazioni mentali dei suoi testimoni, sicché i paesaggi del suo racconto si limitano a combaciare con le prospettive che saltarono ai loro occhi. Ciò che non può esser ricondotto immediatamente alle organizzazioni studentesche prima, e poi alla dialettica con le formazioni politiche e sindacali, rimane così quasi del tutto invisibile, e non viene neppure percepita l'esistenza di quel disordinato vasto orizzonte in cui intere generazioni di giovani trovarono nel teatro, in quegli anni, uno strumento di dissidenza. Chi volesse farsi un'idea di quella complessità e profondità d'esperienze e del loro peso storico, dovrà ricorrere ad almeno tre libri, d'indole diversissima: Fondamenti del teatro italiano di Claudio Meldolesi (Firenze, Sansoni, 1984); Il crocevia sul ponte d'Era. Storie e voci da una generazione teatrale. 1974-1995 di Mirella Schino (Roma, Bulzoni, 1996) e Teatro in esilio. Appunti e riflessioni sul lavoro del Teatro Nucleo di Horacio Czertok (Roma, Bulzoni, 1999). Gli àmbiti cronologici non coincidono, ma nell'insieme mostrano le diverse sfaccettature d'un mosaico storiografico ancora largamente lacunoso. In esso, il libro di Margherita Becchetti è certamente un importante tassello. È vero, come scrive Antonio Parisella, che vuol essere ?un libro di storia contemporanea? che studia ?una fase del nostro tempo? attraverso ?la vicenda, quasi il romanzo di formazione, di un gruppo di giovani di Parma? (p. 7). Ma l'aspirazione è solo in parte realizzata. Il lavoro non riesce a prendere il volo, resta a metà strada fra l'indagine storica e un buon documento interno: il modo in cui un ambiente teatrale ricapitola il proprio significativo passato.


Ferdinando Taviani