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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Cultura tedesca a Firenze. Scrittrici e artiste tra Otto e Novecento

Maria Chiara Mocali, Claudia Vitale (a cura di)

Firenze, Le Lettere, pp. 285, euro 18,00 2005

Il volume, curato da due studiose di relazioni culturali e scritture femminili, presenta gli atti del convegno internazionale svoltosi nel 2002 a Firenze, presso Villa Romana e il Kunsthistorisches Institut. Attorno alla vicenda di questi luoghi ruotano direttamente o indirettamente i 13 saggi firmati da storici, storici dell'arte e germanisti. La creazione dell'Istituto (1897) e l'apertura di Villa Romana (1905) si situano nel pieno di una stagione contraddittoria della vita culturale fiorentina. Da una parte, gravava il peso del passato, della tradizione, che secondo molti contemporanei impediva alla città di proiettarsi verso la piena modernità. Dall'altra, Firenze era la sede di un Istituto superiore che molto contribuì all'affermazione del positivismo e alla ricezione del darwinismo; ed era un centro cosmopolita in cui esistevano diverse ?colonie? in comunicazione tra loro. I saggi ricostruiscono il rapporto biunivoco che tra i due secoli strinse Firenze al mondo tedesco, mettendo a fuoco i punti cruciali (la lunga riflessione di Burckhardt; l'afflusso degli esuli democratici; l'elaborazione del ?rinascimentismo? operata da Warburg attraverso Darwin e Nietzsche; l'attività della casa editrice Pantheon, fondata nel 1924 da Kurt Wolff) ed esaminando in particolare l'importanza che il nuovo ?mito? del Rinascimento rivestì per le artiste e letterate di quei paesi. Il 1848 segnò uno spartiacque. Alle settecentesche inseguitrici di un'Arcadia in cui pacificare l'anima, subentrarono prima le esuli, poi le giovani intellettuali in fuga dall'ordine prussiano, quindi le scultrici che le leggi del Reich e la misogina intellighenzia viennese escludevano dalle accademie e dalle grandi mostre. Queste donne si misurarono in modo diverso con la tradizione culturale, e soprattutto col Rinascimento. Dalla declinazione esistenzialista ante litteram del classicismo quattro-cinquecentesco apprestata da Warburg, molte derivarono inediti discorsi emancipazionisti che, distanti dai movimenti per l'uguaglianza, rivendicavano la diversità della donna in quanto forza creatrice animata dal sentimento e momento ?dionisiaco? della storia e della società. Artiste e scrittrici ? spesso nubili o separate, o per altre ragioni ?irregolari? rispetto all'etica borghese ? rappresentavano le capofila ideali di una rigenerazione femminile che avrebbe demolito (ricorrendo anche a Bachofen) ogni forma di dipendenza dal potere maschile, a cominciare dalla sfera dell'espressione. In questa Firenze riletta con le lenti della loro storia e della loro cultura, trovarono la loro realizzazione, per periodi più o meno lunghi, narratrici e poetesse come Isolde Kurz (1853-1944), Malwyda von Meysenbug (1816-85), Richarda Huch (1864-1947) e Elsa Asenijeff (compagna di Max Klinger all'epoca dell'apertura di Villa Romana); artiste come Elza Kövesházi Kalmár e Charlotte Berend-Corinth; traduttrici come Hannah Kiel, che fu anche mediatrice fra Berenson, Longhi e la ?colonia tedesca?; e, ancor prima, salonnières come Ludmilla Assing, che negli anni '60-70 ospitò rivoluzionari e positivisti di tutta Europa, offrendo una valida alternativa al mitico salotto moderato di Emilia Peruzzi.


Maria Pia Casalena