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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Banchieri-imprenditori nel Mezzogiorno. La Banca di Calabria (1910-39)

Maria Gabriella Rienzo

Roma, Donzelli, pp. VI-233, euro 18,00 2004

Al centro del volume è la Banca di Calabria, istituita con sede a Napoli nel 1910 e attiva fino al 1980, le cui vicende dalla fondazione al 1939 rappresentano lo spunto per quattro essenziali percorsi d'analisi. Il primo è imperniato sul gruppo dirigente, a cavallo tra l'aristocrazia possidente e la borghesia imprenditrice, socialmente omogeneo e molto stabile nel tempo. Le reti di relazione dei soci principali garantiscono una clientela sicura, determinano le direttrici di espansione territoriale dell'istituto, tra Campania e Calabria, e si ramificano in alcune società parallele consentendo, attraverso la strategia delle relazioni multiple, la suddivisione dei rischi. Le attitudini imprenditoriali e i networks degli azionisti sono utili a spiegare gli sviluppi della Banca come impresa e in particolare la sua grande flessibilità, oggetto del secondo percorso di lettura. Collocatasi in posizione decentrata rispetto alle politiche governative di sviluppo industriale del Sud, gravitanti intorno alla siderurgia e alla meccanica, la Banca dimostra grande capacità di adeguamento ai mutamenti di fase: investe dapprima nelle tradizionali attività manifatturiere di base, per poi puntare sui prestiti nazionali e internazionali, durante la prima guerra mondiale, e orientarsi infine soprattutto sull'edilizia, ma sempre attraverso una diversificazione degli impegni e una prevalente propensione allo sconto che testimoniano un atteggiamento attivo di fronte alla trasformazione degli assetti economici. Una politica attenta a garantirsi la liquidità e utile a spiegare l'insensibilità dell'istituto alle congiunture. La vicenda della Banca diventa così spunto per una terza chiave di lettura, illuminando per contrasto il profilo e l'evoluzione dell'economia meridionale tra l'inizio del Novecento e gli anni Trenta: la transizione in senso industriale indotta dalle politiche statali determina una struttura economica a doppio binario, divaricata tra le grandi imprese, sostenute dalla banca mista, e i sistemi produttivi locali, serviti dalle banche medie e piccole. L'interventismo governativo degli anni Venti segnerà l'affermazione della grande industria e favorirà la concentrazione creditizia, con il conseguente crollo degli istituti locali, incapaci di reggere alle oscillazioni del ciclo, e il trionfo dei capitali del Nord. L'apertura delle filiali nella penisola sorrentina, a Cosenza e Reggio Calabria, sollecitata dai nuovi programmi infrastrutturali (elettricità e strade), si offre infine quale quarta pista interpretativa. Le iniziali difficoltà di radicamento della Banca di Calabria sono infatti significative dello strutturarsi dei diversi sistemi bancari periferici su solidi assetti storici, sociali e istituzionali. Il volume nel complesso corregge le interpretazioni più nette nel sostenere l'inadeguatezza del sistema creditizio meridionale e dei suoi operatori, poco sensibili al rinnovamento nei modi di allocazione delle risorse e cresciuti all'ombra delle protezioni governative, e ricostruisce una realtà più articolata, non riducibile al binomio arretratezza/sviluppo.


Ivan Balbo