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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Spettatori. Forme di consumo e pubblici del cinema in Italia 1930-1960

Maria Grazia Franchi e Elena Mosconi (a cura di)

Venezia, Marsilio, pp. 287, euro 22,00 2002

La raccolta di saggi dimostra la ricchezza di argomentazioni e di tematiche che scaturiscono dalla combinazione di studi filmici e studi culturali. L'arco temporale va dagli anni Trenta agli anni Sessanta, suggerendo le molte continuità e le importanti trasformazioni che caratterizzano il cinema, il sistema massmediatico e la cultura di massa nell'Italia del tempo. Si tratta del periodo in cui il cinema è la forma di spettacolo più frequentata dagli italiani e dalle italiane in tutta la penisola. Un dato che suggerisce di superare le periodizzazioni tradizionali ? per decenni oppure separate dall'esperienza del secondo conflitto mondiale ? e di considerare all'interno di un continuum l'esperienza visiva dello spettatore pre e postbellico. Il contributo più originale del libro risiede infatti nel tentativo di proporre non solo una storia del sistema cinematografico, delle sue strutture narrative e di alcuni suoi personaggi, ma del consumo di cinema e del ruolo degli spettatori nel definire e rinegoziare il funzionamento, le scelte, i significati del cinematografo e dei suoi testi. Non si tratta dunque di una storia del cinema ma di storie che analizzano il ruolo sociale del cinematografo, il rapporto tra i generi più popolari e alcune articolazioni dell'identità nazionale, e il rapporto tra sistema massmediatico e storia d'Italia. La sfida, vinta, è infatti quella di uscire dalla nicchia disciplinare per proporsi come opera di storia culturale; nelle parole delle curatrici ?l'obiettivo del volume è quello di analizzare la doppia valenza del cinema, come medium di discorsi e medium di relazioni? (p. 7) e ?cioè l'idea che si possa considerare il dispositivo cinematografico come lo spazio di confluenza e di messa in forma di discorsi che circolano nel sociale e insieme come il collettore di sistemi di relazioni che si formano intorno a tali discorsi; ovvero come un ruolo di raccolta e di composizione dei saperi e come l'esperienza in cui essi diventano partecipabili e producono comunità? (p. 11). I saggi più innovativi, che discutono di pubblico, di visione, di spettatori in carne ed ossa utilizzano in gran parte una bibliografia inglese e statunitense, segnalando così la mancanza di ricerche in ambito italiano. Una produzione limitata che emerge anche nella bibliografia ragionata che chiude il volume, ottimo strumento per coloro che inizieranno a frequentare gli studi culturali anche in Italia. Tra i tanti meriti una nota stonata: la mancata attenzione al genere sessuale e alla presenza di tante spettatrici nelle sale cinematografiche italiane. Il libro definisce come ?spettatori? il proprio oggetto di studio ma non si confronta con le caratteristiche della maschilità. Piuttosto si tratta dell'ignoranza della dimensione di genere nella griglia teorica e nell'oggetto indagato; e la scelta di Vittorio De Sica e Alberto Sordi come unici ?divi? degni di indagine conferma questa ?cecità? al femminile e il mancato accoglimento degli studi delle donne che suggeriscono la rilevanza del divismo e dei personaggi femminili (penso soprattutto a Giovanna Grignaffini e Piera de Tassis).


Enrica Capussotti