SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La disoccupazione come problema sociale. Riformismo, conflitto e «democrazia industriale» in Europa prima e dopo la Grande guerra

Maria Grazia Meriggi

Milano, FrancoAngeli, 216 pp., euro 22,00 2009

Nell’Europa di oggi termini come «disoccupato», unemployed, chômeur, Arbeitslose definiscono le persone temporaneamente prive di lavoro e in cerca di occupazione, all’interno di un mercato che, anche nell’ambito dell’Unione europea, continua a mostrare varietà significative. Il riconoscimento istituzionale di una condizione che si dice temporanea offre ai cittadini disoccupati la teorica possibilità di appellarsi, legittimamente, a un principio come quello del diritto al lavoro, che ritroviamo all’art. 23 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (Onu, 1948).In realtà le definizioni adottate nelle statistiche nazionali non risultano comparabili per luoghi e tempi diversi, caratterizzati da realtà economiche e rapporti sociali differenti. Usare retrospettivamente le attuali categorie per interpretare situazioni passate può essere fonte di errori, ad esempio per lo studio diacronico di censimenti effettuati quando le categorie interpretative erano in via di qualificazione e differivano più di oggi tra un paese e l’altro. Come hanno rilevato R. Salais (Aux sources du chômage, Paris, Belin, 1994) e C. Topalov (Naissance du chômeur, Paris, A. Michel, 1994), autori di studi comparativi tra Francia, Regno unito, Germania e Usa - ma non Italia -, la creazione delle categorie «disoccupazione», unemployment, chômage, Arbeitslosigkeit è recente. A differenza di Polanyi (secondo il quale già la New Poor Law del 1834 distingueva e separava i «vagabondi», privi di lavoro e della volontà di ottenerlo, dai «lavoratori rispettabili», solo contingentemente privi di impiego), questi studiosi hanno sostenuto che fino a tutto l’800 la figura del disoccupato, inteso come un salariato regolare temporaneamente privo di lavoro, non esisteva.L’impegnata e impegnativa ricerca di Maria Grazia Meriggi conferma, criticamente e in modo originale, queste periodizzazioni, fornendo un nuovo contributo allo studio comparativo - su una scala europea che finalmente include anche la vicenda italiana - del lungo e contraddittorio processo di fabrication du chômage che tra la grande depressione e la prima guerra mondiale giunse a una definizione della figura del disoccupato.Sulla base di un’attenta e documentata ricerca condotta tra Milano, Roma, Roubaix, Parigi e Amsterdam, l’a. legge il percorso che portò alla distinzione tra pauperismo e disoccupazione, tra classi pericolose e lavoratori organizzati, analizzando per linee interne il combinarsi di spinte dall’alto (nel tentativo di integrare i lavoratori nel consenso nazionale) e dal basso (con la loro autonomia in tale consenso) che portò ai congressi internazionali contro la disoccupazione del 1906, a Milano, e del 1910, a Parigi. Ma fu solo dopo la Grande guerra che i progetti si trasformarono in effettive politiche di intervento sovranazionali - dirette dall’Organizzazione internazionale del lavoro ostacolate però dalle fragilità della Società delle nazioni -, costrette poi a ridefinirsi all’indomani della crisi del 1929.


Roberto Bianchi