SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La morte del re e la crisi di fine secolo

Maria Malatesta (a cura di)

?Cheiron?, a. XVIII, n. 35-36, Roma, Bulzoni, pp. 363, euro 46,48 2001

Felice risultato di una unità di ricerca locale nell'ambito di un progetto inter-universitario, il volume fornisce, in modo organico, novità di approccio e significativi apporti a un ulteriore approfondimento della crisi di fine secolo, dopo il quadro delineato dagli studi degli anni settanta. L'ottica è di comparazione tra l'Italia e altri paesi europei che conobbero una forte crisi nel passaggio dal XIX al XX secolo, in particolare Spagna e Francia, con una attenzione prevalente al comportamento di alcuni corpi e istituzioni che gestirono la crisi e mediarono tra Stato e società: esercito, magistratura, banca, corte. Osserva Nicola Labanca che l'esercito, a differenza di altri paesi, in Italia uscì dalla crisi sostanzialmente rafforzato nella propria autonomia, pur non intervenendo direttamente nella politica e non secondando le aspettative da più parti di militarizzazione della società. I comportamenti della magistratura ordinaria sono ricostruiti in modo assai più sfaccettato e approfondito, rispetto agli studi precedenti, da Maria Malatesta, pur nel limite rappresentato dalla sola fonte delle sentenze (ma anche con i molti spunti per ricerche future forniti da Isabella Zanni Rosiello). Ne emerge un organismo percorso all'interno da varie linee di frattura, il quale svolse temporaneamente, rispetto al potere politico, una funzione vicaria. L'operato della magistratura agevolò pure la forte riproposizione del tema dei diritti civili ad opera di radicali, repubblicani, socialisti. Un ulteriore elemento di novità è apportato da Francesca Sofia a proposito dei reati connessi col diritto di associazione, sul piano della comparazione tra Italia, Francia e Germania e a proposito del nuovo equilibrio di poteri e di contrappesi tra giurisdizione e governo, realizzato in Italia con il superamento della crisi di fine secolo. Nella scienza della politica e in merito al ruolo degli intellettuali, Giuliana Gemelli evidenzia l'emergere con forza di una cultura dei diritti umani che però in Italia, a differenza della Francia, non riuscì a tradursi in forme associative solide. In senso modernizzatore giocò invece la crisi economico-bancaria degli anni novanta, approfondita sino al 1907 da Rosanna Scatamacchia, con l'accurata ricostruzione della dialettica tra parlamento, governo e Banca d'Italia. Il regicidio fu, come è noto, uno degli aspetti più importanti sia del precipitare della crisi, sia del superamento di essa: qui esso è letto come una imponente opera di rimozione nella memoria nazionale. Insieme all'acuta analisi di Inge Botteri della rappresentazione dell'evento a caldo e poi nel cinquantennio successivo attraverso i libri di testo, i saggi di Raoul Antonelli sul ?partito di corte? e Urbanino Rattazzi e di Mirco Degli Esposti sull'opinione pubblica e sull'ingresso a pieno titolo dei socialisti nella vita pubblica italiana concorrono ad articolare, con molti altri stimoli, la minore identificazione del paese con la monarchia sin dall'aprirsi del Novecento e la non sacralizzazione della memoria di Umberto I, a differenza di quella di Vittorio Emanuele II.


Umberto Levra