SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia e storici d'Europa nel XX secolo

Maria Matilde Benzoni e Brunello Vigezzi (a cura di)

Milano, Unicopli, pp. 308, euro 18,08 2001

Qual è l'identità dell'Europa? Come si può individuarla, analizzarla e valutarla? Qual è il ruolo della storiografia in questo processo? Quale il rapporto fra il lavoro degli storici e l'azione degli organismi comunitari? Questi sono alcuni dei problemi che percorrono i saggi raccolti in questo volume, elaborati in una sezione del congresso su Les intellectuels et l'Europe (Università di Salamanca, ottobre 1997) dedicata a Histoires et historiens de l'Europe au XXe siècle. Il materiale è distribuito in tre parti, che riguardano le istituzioni (i tentativi di elaborare un'identità storico-culturale europea compiuti prima dal Consiglio d'Europa e poi dalla Comunità); le strategie dei movimenti politici (quello federalista di Spinelli e Rossi), le riflessioni di intellettuali fortemente impegnati nella politica (il dialogo epistolare fra La Pira e Maritain nel giugno-luglio 1946 a proposito dei rapporti franco-italiani e delle prospettive di una rifondazione ?cristiana? d'Europa), di storici ?militanti? (Jan Romein e il mito del secolo dell'Asia), di complessi ambienti religiosi (quelli ortodossi dell'Europa orientale); e, infine, le riflessioni svolte da singole personalità di studiosi (Renouvin, Chabod, Braudel, Maravall, Le Goff). I saggi sono di livello assai buono, informati e non di rado originali: com'era da attendersi, ne risulta un'immagine tutt'altro che univoca, anzi assai problematica della cosiddetta identità europea. Anche nel XX secolo, l'Europa è apparsa agli storici come un'entità geo-politica di non facile definizione: la sua parabola è stata, perciò, delineata seguendo griglie interpretative molto diverse. Altri studiosi hanno rivolto la propria attenzione soprattutto sul nucleo cangiante di valori intellettuali, religiosi, politici con cui essa è stata identificata (l'?idea di Europa?) e hanno cercato di rintracciarne l'evoluzione. Questa problematicità, tuttavia, non stupisce: nasce dalla dialettica fra ?contemporaneità? e ?scientificità? tipica della ricerca storica. Le cose si complicano ? e Vigezzi lo avverte (pp. 14-6) ? quando la riflessione storica si intreccia con la logica decisionale delle istituzioni: nel suo saggio, J. Ruel compie un'analisi dei documenti della Comunità concernenti il ?patrimonio culturale? europeo e mostra il nesso fra l'individuazione che vi viene compiuta del peso specifico di una determinata componente (quella celtica, la greca, la romana, la cristiana, ecc.) o di un momento della storia europea (il medioevo, l'umanesimo, l'illuminismo), il numero dei progetti destinati alla loro valorizzazione e il flusso dei finanziamenti ad essi destinati. Fra le altre cose, sottolinea la costruzione ?retorica? di molte di queste analisi: per esempio, le guerre inter-europee vi vengono sempre presentate come rotture di un'unità pre-esistente, non quale espressione di una fondamentale mancanza di unità. Siamo, insomma, sul crinale fra una storiografia prevalentemente ?mitopoietica? e ?istituzionale? e la vera e propria riflessione critica.


Roberto Pertici