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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Images des peuples et histoire des relations internationales du XVIe siècle à nos jours

Maria Matilde Benzoni, Robert Frank, Silvia Maria Pizzetti (sotto la direzione di)

Paris-Milano, Publications de la Sorbonne ? Unicopli, 549 pp., euro 30,00 2008

Nata in Francia negli anni '60 come imagologie e subito diffusasi in tutta Europa fino a assumere le curiose sembianze dell'imagologija sovietica del decennio successivo, la moderna corrente di studi su immagini nazionali e stereotipi etnici ha spesso scontato l'ambiguità delle proprie premesse teoriche, legate alla psicologia sociale, all'antropologia culturale e alla storia comparata della letteratura, ma forse anche grazie a questo vanta cultori tanto numerosi quanto vari. Questo volume raccoglie 33 saggi di ricerca (alcuni in francese, altri in inglese) presentati alla Commissione di storia delle relazioni internazionali in occasione del XIX Congresso mondiale delle scienze storiche tenutosi a Oslo nel 2000, che dedicò un'apposita sessione al ruolo delle immagini dei popoli nella storia delle relazioni internazionali, dall'età moderna a oggi. Il settore contemporaneistico è in realtà predominante, e fin dalla prima sezione (L'Europa e gli «altri» dal XVI al XIX secolo) il volume dà largo spazio anche al mondo extra-europeo. La seconda sezione, più centrata sul lungo '800, ha i suoi punti di forza in una serie di studi sulle rappresentazioni italiane del mondo austro-tedesco (Roberta Caccialupi sull'Impero austro-ungarico nei diari di viaggio italiani, Silvia Maria Pizzetti sull'immagine della scienza tedesca nella cultura italiana dal Risorgimento alla prima guerra mondiale, Alberto Caianiello sull'Impero guglielmino nella stampa liberale italiana), che riprendendo alcuni temi da tempo cari all'Istituto storico italo-germanico di Trento mostrano bene come alla fine del secolo il mondo tedesco avesse finito per sostituire la Francia nell'immaginario sociale e politico italiano. Ma non mancano anche interessanti analisi delle percezioni reciproche franco inglesi (Martyn Cornick), del ruolo delle Esposizioni internazionali quali spazi pubblici globali in cui «negoziare» le immagini nazionali (Wolfram Kaiser), della percezione europea delle diversità culturali di Brasile, Filippine o Giappone. Il rapporto tra formazione delle immagini nazionali e processi decisionali in politica estera emerge maggiormente nella terza e ultima sezione, consacrata al periodo successivo alla prima guerra mondiale. Gli studi di Mikhail Narinski sulla formazione dell'immagine del nemico in Urss all'inizio della guerra fredda, di Elena Aga Rossi e Giovanni Orsina sulla rappresentazione dell'America nella stampa comunista italiana del secondo dopoguerra, di Rita Cambria sull'immagine dell'Italia in Usa in quegli stessi anni, mostrano come Stati e partiti non siano mai riusciti a garantirsi un completo controllo delle immagini nazionali essenziali per la loro auto-rappresentazione, ma abbiano certamente fatto di tutto per riuscirvi. L'analisi della satira polacca nei confronti di tedeschi e russi tra le due guerre (Thomasz Schramm) getta invece nuova luce sul significato profondo degli stereotipi nazionali, che possono anche finire per avere un'utile funzione sdrammatizzante.


Antonello Venturi