SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Roberto Ruffilli: una vita per le riforme,

Maria Serena Piretti

Bologna, il Mulino, 310 pp., euro 25,00 2008

A venti anni dalla tragica scomparsa di Roberto Ruffilli, la Fondazione Roberto Ruffilli ha inteso ricordare lo studioso, l’uomo e il politico con questo libro di Maria Serena Piretti, ove è ripercorso il ricco e significativo itinerario culturale e politico dello storico forlivese, sottolineandone in particolare l’impegno per costruire un assetto istituzionale, che doveva segnare «il passaggio dalla democrazia dei partiti, alla democrazia del cittadino». Questo impegno viene letto e interpretato alla luce della ricca personalità di Roberto Ruffilli, cogliendo il nesso tra la sua formazione di storico, di cattolico democratico e di attento osservatore della crisi istituzionale che investì il paese agli inizi degli anni ’80.Ruffilli, pur riconoscendo alla Democrazia cristiana un ruolo significativo nella storia del paese, nella costruzione di una democrazia politica rappresentativa ispirata al metodo della libertà, dopo circa un trentennio di vita repubblicana, colse anche la progressiva degenerazione di un sistema che - come sottolinea l’a. - nel tempo è diventato «il buco nero dell’azione democristiana e, col tempo, ha posto il partito sul banco degli imputati» (p. 80). Da qui la necessità di un cambiamento che doveva incidere sul Partito e sul rapporto partiti-Stato, definendo le nuove regole del gioco, favorendo il passaggio, attraverso la partecipazione di tutte le forze politiche, alla democrazia dell’alternanza.Eletto senatore nel 1983, per la IX legislatura e confermato nella X, nel 1987, a pochi mesi dalla sua morte (16 aprile 1988), Ruffilli spese gran parte della sua attività parlamentare in seno alla Commissione per le riforme istituzionali presieduta da Aldo Bozzi. Il lavoro di Ruffilli è ripercorso, in questo libro, con grande attenzione, sulla base di un’ampia documentazione, dalla quale emerge il contesto politico che caratterizzò quegli anni della nostra storia nazionale, nonché l’ampio e serrato dibattito che le proposte istituzionali di Ruffilli suscitarono in seno alla Dc e presso le altre forze politiche, con particolare riferimento al socialismo craxiano.Questo libro ci aiuta soprattutto a cogliere il significato politico-culturale della proposta riformista di Ruffilli, che egli intese definire un «perfezionamento della costituzione esistente, che tenga fermi i pilastri del pluralismo politico, sociale e istituzionale in essa sanzionati, articolandoli alla luce della maturazione verificatasi nella società italiana e dei trends comuni alle democrazie occidentali» (p. 248). Nelle sue pagine conclusive, Piretti individua nel disegno di Ruffilli, «un compito in cui emerge quella dimensione della politica come servizio che gli viene dal non essere un politico di professione, ma - come lui amava definirsi - uno dei pochi veri proletari della politica, che si è messo in gioco, animato, dopo la morte di Moro, dalla volontà di far arrivare in porto quello che dopo la morte di Moro era rimasto incompiuto» (p. 250).


Francesco Malgeri