SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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I prigionieri italiani in Russia

Maria Teresa Giusti

Bologna, Il Mulino, pp. 332, euro 21,00 2003

La storia dei militari italiani prigionieri in URSS, durante e all'indomani del secondo conflitto mondiale, è stata finora confinata nell'ambito di una copiosa memorialistica e di una prolungata polemica politico-ideologica. Il lavoro di Maria Teresa Giusti ? di cui si erano già avute delle anticipazioni con saggi che avevano suscitato grande interesse ? ricostruisce per la prima volta l'intera vicenda, fondandosi su di una cospicua documentazione inedita, reperita in archivi russi e italiani. Dopo aver rievocato le ragioni che portarono all'impegno italiano sul fronte orientale e l'esito disastroso della campagna di Russia, il volume si propone di spiegare l'alta mortalità tra le unità dell'ARMIR, ch'è da attribuirsi non tanto alle drammatiche modalità della ritirata, quanto alla difficile situazione che seguì la resa. Le autorità sovietiche si trovarono del tutto impreparate a gestire una massa improvvisa di centinaia di migliaia di prigionieri e le direttive emanate in materia di spostamenti, rifornimenti, assistenza medica, rimasero quasi del tutto disattese. Le marce forzate verso i punti di raccolta, i trasferimenti per via ferroviaria in condizioni disumane, la totale improvvisazione nell'organizzazione dell'internamento, decimarono soprattutto i soldati e gli ufficiali italiani (su di un totale di oltre 40.000 vittime nei campi, l'85 per cento morì fra gennaio e giugno del 1943: tab. 4, p. 96). Nuova luce viene gettata non solo sul numero dei militari dispersi o deceduti, sulla struttura detentiva, sull'atteggiamento verso i prigionieri, ma anche su temi quasi del tutto inediti come la propaganda antifascista e la formazione politica all'interno dei lager, messe in opera da commissari sovietici e esuli comunisti ai fini della rieducazione degli internati. Meritevoli di futuri approfondimenti sono le pagine sul ruolo dei cappellani militari con l'ipotizzato compito di evangelizzazione affidato ad alcuni di loro in caso di vittoria sul ?bolscevismo?. Ampio spazio è consacrato alla questione del rimpatrio, che fu affrontata con cautela dalle nuove forze di governo italiane, pur sollecitate dalle forti pressioni dell'opinione pubblica. Lo status dei prigionieri non cambiò con l'armistizio e i tentativi di ottenere informazioni su di loro si rivelarono vani fino alla conclusione del conflitto. Il rimpatrio cominciò senza preavviso nel settembre 1945 e si protrasse fino alla primavera del 1950 (per un piccolo gruppo di condannati per crimini di guerra, fino al 1954). Nella circostanziata ricostruzione, si segnalano i problemi posti dal ritorno in patria dei dispersi: il turbamento sociale provocato dal rientro di un numero di prigionieri di gran lunga inferiore alle aspettative; gli interrogatori sulla detenzione e i ?processi di discriminazione? a cui furono sottoposti soldati e ufficiali; le tensioni e i regolamenti di conti tra ex reclusi; le speculazioni politiche in coincidenza con gli appuntamenti elettorali e la nascita di leggende sugli italiani trattenuti in URSS; i procedimenti contro alcuni rimpatriati antifascisti, accusati di attività antitaliana. Un'ampia appendice documentaria completa il volume.


Antonella Salomoni