SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Manifattura tabacchi. Cotonificio veneziano,

Maria Teresa Sega, Nadia Maria Filippini

Venezia, Il Poligrafo, 157 pp., euro 20,00 2008

I due saggi pubblicati nel volume hanno molti tratti comuni: ambedue sono nati da un embrione di ricerca degli anni ’80 e da un interesse per il lavoro femminile sfociato in quel periodo in alcuni originali lavori sulle infilatrici di perle veneziane. Dalla manifattura diffusa si torna, qui, a due grandi fabbriche: una pubblica, nata nel 1786, la Manifattura Tabacchi, l’altra privata, il Cotonificio veneziano, fondata dal barone Eugenio Cantoni nel 1882. In ambedue i casi le aa. ci raccontano - anche attraverso un ricco corredo fotografico - due storie corali, cucite insieme con intensità affettiva e una vena di nostalgia, in cui reparti e macchinari figurano come quinte teatrali sul cui sfondo la sofferenza e la fatica comune delle lavoratrici costruiscono appartenenze e solidarietà forti, oggi offuscate nella memoria collettiva. Ariosa e piacevole è la narrazione di Maria Teresa Sega, che restituisce l’incrocio di sguardi e di curiosità che circondava la vivace comunità femminile delle tabacchine di Venezia. Con un bell’equilibrio fra citazioni e racconto, l’a. ricostruisce la durezza dell’ambiente di lavoro, la crescita della coscienza politica e sindacale, l’emergere di leader operaie carismatiche, come Anita Mezzalira. Interessante è il tema del disciplinamento del corpo delle lavoratrici da parte del datore di lavoro pubblico. In cambio di un atteggiamento protettivo e assistenziale, lo Stato si sente legittimato a interferire nella sfera privata imponendo, nella situazione di promiscuità sessuale dei laboratori, regole rigide di abbigliamento (il grembiule, la cuffia, le calze e le maniche lunghe). Ma è proprio sul terreno della valorizzazione della femminilità che le lavoratrici, a cavallo del ’900, giocano una parte della loro identità pubblica. Capaci di intrecciare sulla scena della protesta il linguaggio dell’appartenenza nazionale e quelli della trasgressione, della burla e della seduzione, di una minorità minacciosa e di una forza adulta, le tabacchine dilagano con i loro scioperi nel territorio veneziano, evocando il fascino e le ambivalenze della figura della «donna al comando». La loro immagine richiama quella di altre comunità operaie femminili, a partire dalle trecciaiole fiorentine.Il saggio di Nadia Filippini sul Cotonificio veneziano mette a fuoco il contesto, anche più duro, dei rapporti di lavoro nel tessile privato, dove l’imposizione della deferenza non si scambia con tutele e protezione. Le lotte contro le percosse, per il rispetto della persona, per il superamento di una soggezione servile, costituiscono il primo momento di formazione e aggregazione di una coscienza comune negli stessi anni. Un altro aspetto interessante del saggio di Filippini riguarda la centralità del mondo produttivo nelle strategie di sviluppo del vecchio Pci, contro un destino meramente turistico. Il riuso dell’area da parte dell’Università, con la costituzione in questa sede dello Iuav, segnano, se non un lieto fine, una sorta di risarcimento simbolico per il bell’edificio storico, che resta così un luogo di impegno giovanile, di trasmissione di competenze, di costruzione della modernità.


Alessandra Pescarolo