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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Dall'antipartito al partito unico. La crisi politica in Italia agli inizi del '900

Marialuisa Lucia Sergio

Prefazione di Pietro Scoppola, Roma, Studium, pp. V-262, ? 23,50 2002

Se la cultura politica liberale, non solo italiana, aveva mostrato nel corso della seconda metà dell'Ottocento grosse difficoltà a misurarsi con la realtà della moderna forma-partito, fu all'inizio del nuovo secolo che, affermandosi in modo compiuto il partito organizzato, prese corpo un'autentica ideologia dell'?antipartito?. Il libro di Sergio ricostruisce le origini e gli sviluppi di questa cultura (legata all'antiparlamentarismo e destinata ad evolversi in vera e propria ?antipolitica?) lungo un asse che comprendeva il sindacalismo rivoluzionario di matrice soreliana, le teorie politico-ideologiche degli intellettuali elitisti, la nuova destra vociana e nazionalista. Fu all'interno di queste culture, pur estremamente eterogenee, e nelle loro reciproche influenze che la polemica nei confronti del partito e delle presunte degenerazioni del sistema liberale assunse le vesti della ?ricerca di modalità sostitutive di rappresentanza degli interessi e delle idee? (p. 4). Una ricerca che all'indomani della Grande Guerra avrebbe condotto, paradossalmente, all'avvento del ?Superpartito? capace di racchiudere in sé ?tutti i differenti aspetti etici, culturali e perfino esistenziali della condizione umana? (p. 245) e di dare alla politica una forma nuova, onnicomprensiva e ?totale?, autenticamente nazionale in quanto al di sopra delle parti e dei partiti. Partendo dalla critica antipartitica degli elitisti e di Sorel, l'autrice si sofferma sugli sviluppi politico-ideologici e organizzativi del sindacalismo-rivoluzionario italiano e rintraccia nella guerra di Libia le radici di un universo mitico-simbolico e di una concezione messianica e militante della politica che avrebbero più tardi trovato nel fascismo il loro pieno compimento. L'antipartitismo de ?La Voce?, le suggestioni prodotte sulle nuove generazioni dalla cultura dell'irrazionalismo europeo, l'affermarsi del nazionalismo come sintesi ideologicamente definita di tutte le forze eversive, di destra e di sinistra, che da decenni contestavano la legittimità politico-istituzionale dello schieramento liberal-parlamentare, ed infine la mobilitazione interventista vengono descritti a partire dalle mutue convergenze e dai reciproci apporti culturali. Ne deriva un quadro multiforme dell'universo antisistema che in età giolittiana spinse la propria polemica al di là del tradizionale antiparlamentarismo e della critica ai ?vizi? strutturali del sistema politico italiano fino ad investire il modello liberal-democratico dello Stato moderno e i princìpi del razionalismo politico sorti dalla Rivoluzione Francese. In questo contesto l'antipartitismo costituì non solo il comune denominatore di culture politiche diverse e persino confliggenti, ma il segnale più evidente della crisi in cui stavano precipitando le istituzioni e i valori del liberalismo ottocentesco. Il partito unico di matrice totalitaria divenne pertanto la sintesi ultima dell'antipartitismo, mentre la politica fascista, anti-individualista e corporativa, capace di misurarsi con l'uomo-massa grazie alla mobilitazione propagandistica permanente e all'imposizione di una vera e propria ?liturgia?, sembrava assumere le connotazioni specifiche della ?modernità?.


Giulia Guazzaloca