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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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De Gasperi e la ?questione socialista?. L'anticomunismo democratico e l'alternativa riformista

Marialuisa Lucia Sergio

Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, pp. 233, euro 12,60 2004

Il libro, che si basa su una ricerca condotta presso gli archivi di partito, l'Archivio Centrale dello Stato, l'Archivio storico della Camera, gli archivi della Confindustria e della CGIL, il Public Record Office e la National Archives and Record Administration, affronta i delicati rapporti tra la Democrazia Cristiana di De Gasperi e il Partito Socialista di Nenni tra il 1945 e i primi anni Cinquanta. Le difficoltà di un'alleanza duratura vengono esaminate dall'autrice nel contesto dei difficili equilibri esistenti allora tra i tre maggiori partiti, DC, PCI e, appunto, PSI. In questo senso appaiono in tutte le loro difficoltà e contraddizioni le posizioni dei socialisti che, culturalmente divisi tra marxisti e riformisti, in molti casi assunsero atteggiamenti molto vicini a quelli di De Gasperi, ma poi finirono per farsi assorbire dall'egemonia comunista togliattiana. La Democrazia Cristiana sin dall'inizio considerò la possibilità di un rapporto duraturo tra socialisti e democristiani un ?fattore di stabilizzazione politica?. Questa opinione era maturata sulla ?base della passata esperienza? prefascista e ?con la ferma volontà di evitare in Italia i passati errori?, secondo le parole di Scelba concordate con De Gasperi. In particolare, erano i buoni rapporti personali esistenti tra De Gasperi e Nenni che facevano ben sperare la DC. Tuttavia, forti resistenze si registrarono all'interno dello stesso Partito Socialista. Molti, infatti, non ritenevano la DC del tutto autonoma dalla Curia, altri consideravano il PCI il solo partito di riferimento e, infine, vi erano le difficoltà derivanti dalla cultura politica prevalente nella base del Partito. Le elezioni del 1946 spinsero nuovamente De Gasperi a cercare una proposta con i socialisti. Il limite fu rappresentato ancora una volta dall'alleanza tra PSI e PCI. ?Ho ripreso con De Gasperi la discussione sul futuro a due?, scriveva Nenni, ?ma insiste per creare una falla tra i comunisti e noi?. La stessa politica seguita dall'allora ministro socialista dell'Industria Rodolfo Morandi rappresentò una speranza per possibili intese. E, d'altra parte, anche De Gasperi cercò in vario modo sia di legittimare una possibile alleanza, sia di agevolare sul piano interno come sul piano estero una sempre più completa autonomia dei socialisti dai comunisti. La scissione dal PSI di Saragat e poi il congresso del PSI del gennaio 1947 portarono tuttavia ad una svolta irreversibile. Nonostante la prudenza di Nenni, la leadership assunta da Basso portò in effetti i socialisti ad un più stretto rapporto con i comunisti e ad un allontanamento da qualunque ipotetica collaborazione con i democristiani. Il bilancio finale di tutta la vicenda scissionista lo avrebbe tratto Nenni. Secondo il leader, il profitto maggiore lo avrebbe ricavato il PCI, mentre l'operazione si sarebbe rivelata controproducente soprattutto per la DC.


Luigi Musella