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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le radici del servizio sociale in Italia. L’azione delle donne: dalla filantropia politica all’impegno nella Resistenza,

Marilena Dellavalle

Torino, Celid, 103 pp., euro 13,00 2008

Il volume ha l’intento di «alimentare le conoscenze storiche sul servizio sociale per favorire lo sviluppo del senso di appartenenza e il consolidamento dell’identità professionale» delle e degli assistenti sociali. L’a. intende in particolare mettere in luce lo sviluppo dell’assistenza sociale di matrice laica e sottolineare le specificità che lo hanno caratterizzato fin dalle origini. Tradizionalmente protagoniste del lavoro sociale di cura, le donne, sottolinea Dellavalle, hanno trovato nel servizio sociale laico la possibilità di svolgere un ruolo autonomo e qualificato, nonché di esperire nuove opportunità di affermazione personale e di azione politica. Nel restituire una diversa «genealogia» al servizio sociale contemporaneo il libro si inserisce in quella «costruzione di una tradizione culturale femminile», auspicata a suo tempo da Anna Rossi-Doria, indispensabile per dare autorevolezza all’azione delle donne, soprattutto nella sfera pubblica.Dopo aver passato in rassegna i risultati degli ultimi decenni di studi su donne, filantropia e politica dall’Unità al fascismo e mostrato come questa relazione sia mutata con l’avvio della guerra partigiana, l’a. passa nel terzo capitolo, che costituisce il cuore del libro, a descrivere l’«attività assistenziale nell’esperienza dei Gruppi di Difesa della Donna». Sebbene la ricerca sia stata circoscritta alle carte dell’Archivio del Cln Piemonte, con interviste a Maria Luisa Addario, Lucia Corti e Vera Marchesini, nella duplice veste di militanti nella Resistenza e di docenti impegnate nella formazione degli assistenti sociali nel dopoguerra, essa evidenzia e conferma quanto già emerso da altre ricerche, a cominciare dalla connotazione politica dell’assistenza, caratterizzata, secondo questi studi, da una forte declinazione di genere. Laddove infatti le militanti consideravano l’assistenza uno strumento per la trasformazione della società in senso democratico, gli uomini dei diversi schieramenti politici la ritenevano un utile strumento di consenso e un campo disponibile per le donne, che consentiva di presentare il protagonismo politico delle neo cittadine come un’estensione delle tradizionali mansioni di cura. In risposta a queste tensioni le attiviste si preoccuparono di risignificare le forme organizzative e di compensare i limiti all’azione conferendo ad essa caratteri marcatamente politici. Si trattò di un’azione ambivalente ai fini della costruzione di una solida cittadinanza per le donne ma del tutto coerente con l’identità politica delle attiviste che, di norma, riteneva le istanze di genere subordinate all’appartenenza ideologica e ai progetti politici ad essa collegati.Dellavalle non entra nel merito di tali implicazioni, suo principale interesse è sottolineare l’eredità ideale e programmatica delle esperienze maturate in ambito resistenziale dai Gruppi circa il ruolo dell’assistente sociale, nuovo soggetto di «un’assistenza che deve diventare servizio, trasformando il rapporto tra assistito e strutture […] in una relazione democratica di crescita comune» (p. 77).


Tiziana Noce