SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La scelta: ragazze partigiane, ragazze di Salò

Marina Addis Saba

Roma, Editori Riuniti, pp. 167, euro 12,00 2005

Come si caratterizzò il regime fascista nei confronti delle donne e quale fu la risposta femminile alla sua politica è un nodo complesso. Marina Addis Saba torna a occuparsi di fascismo e di storia delle donne coniugandoli e, come chi su questo terreno l'ha preceduta, parte da un'apparente contraddizione: ?se le donne avevano vissuto il regime restando nel loro stato secolare di passività, come era possibile spiegare che in tante avessero partecipato attivamente alla guerra di liberazione?? (p. 9). Con uno stile narrativo scorrevole viene proposto un lavoro di sintesi che, attraverso la ricostruzione storica del Ventennio e l'attenzione dedicata all'educazione femminile, mette in luce l'ambiguità che il regime ebbe e produsse, non solo su questo versante. Da un lato la valorizzazione delle donne, l'esaltazione della maternità-missione funzionale alla politica del ?numero è potenza? e base dell'?imperialismo familiare?, la modernizzazione autoritaria che permise a molte giovani di uscire dalle case, di sperimentare i primi approcci alla vita pubblica; dall'altro il marcare la differenza tra i sessi riproponendo statici modelli di genere, non garantendo uguali diritti e negando alle donne l'accesso ad alcuni settori della società. Al centro dell'esperienza femminile in quegli anni c'è la dimensione della scelta, da cui il titolo dell'opera, che l'autrice rivendica appartenere solo alle donne. Gli uomini, costretti dai bandi di leva obbligatoria, optarono per l'arruolamento nell'esercito di Salò o per il reclutamento nelle bande partigiane, mentre le donne non solo valutarono come schierarsi ma decisero, prima di tutto, di prendere parte. Una determinazione ricondotta all'amore per la patria imparato dal regime, che le partigiane identificarono nei soldati sbandati dopo l'armistizio o che si ribellavano ai nemici tedeschi (dunque stranieri), mentre le ausiliarie rintracciarono nella continuità della RSI che onorava l'Italia contro il tradimento del re e di Badoglio. Anche se il giudizio dell'autrice è netto rispetto alle ausiliarie, che hanno fatto una scelta maschile (contrapposta a quella ?femminile? delle partigiane) e che ?non sottoposero a revisione critica negli anni la loro esperienza? (p. 158), la sua tesi è che fu ?merito del fascismo, oltre che dei tempi, la spinta al protagonismo? (p. 156), anche nella Resistenza che poi quel regime ha combattuto e vinto. Una conclusione opposta rispetto a chi ha individuato, invece, la partecipazione alla lotta di liberazione come la reazione delle donne alle oppressioni del Ventennio e che andrebbe ulteriormente approfondita per superare alcune perplessità, aprendo un dibattito nell'ambito della storia di genere dove questo studio si colloca, non solo perché parla di donne e per farlo utilizza uno strumento tipico dei gender studies come il vissuto. L'autrice, come ha rivelato in una delle presentazioni del libro, ritiene che sia anche la vita a essere maestra di storia e non solo il contrario, e una conferma in questa direzione è l'emergere per tutto il volume del partire da sé, anche se, forse, sarebbe necessario non rimanere ancorati a questo dato esistenziale e soggettivo.


Lidia Martin