SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Italia e il confine orientale

Marina Cattaruzza

Bologna, il Mulino, 404 pp., Euro 14,00 2007

È la storia di un confine geografico e mentale, destinato a spostarsi tre volte nell'ultimo secolo. Le terre del confine orientale sono analizzate, a partire dal 1866, come luogo di convergenza e di scontro di interessi economici e politici di quattro Stati: Austria-Ungheria, Germania, Italia e Jugoslavia e tre nazionalismi (sloveno, croato e italiano).L'a. conduce la narrazione con mano sicura, mantenendo al centro la convinzione che le vicende giuliane vanno inquadrate nel quadro concettuale dello Stato nazionale, invenzione ottocentesca che richiede la definizione di un territorio racchiuso da confini certi e al cui interno deve esistere una elevata omogeneità culturale, che non può tollerare il persistere di zone «miste», in cui la fedeltà è sempre ambigua e messa in discussione. Il parziale coronamento delle aspirazioni di un irredentismo minoritario ma chiassoso, dopo il 1918, si volge rapidamente nella sconfortante conferma della debolezza istituzionale dello Stato italiano, incapace di attuare una reale politica di snazionalizzazione delle minoranze/maggioranze slave, e incapace egualmente di attirare a sé segmenti significativi delle classi dirigenti allogene e dei contadini che pure manifestano simpatia per il fascismo, problema che si acuisce durante la seconda guerra mondiale quando l'esercito italiano si trovò ad occupare una gran parte della Slovenia. Ma va sottolineata anche la mancanza di un progetto politico e la sorprendente scarsa attenzione geopolitica del fascismo per questo confine, messo in ombra dalle aspirazioni imperiali e coloniali del regime.Molta attenzione è rivolta ai drammatici mesi della primavera del 1945 e ai rapporti fra movimento partigiano italiano, jugoslavo, alleati, CLNAI, alla ambigua posizione del Partito comunista italiano e triestino. Crimini di guerra, esodo e foibe rimangono sostanzialmente sullo sfondo, sottoprodotti di un conflitto che diventa negli ultimi mesi sempre più una «corsa per Trieste» in cui ogni parte cerca di condizionare gli esiti della futura pace. Il dopoguerra comporterà la perdita immediata di tutta l'Istria, e una delicatissima trattativa per Trieste, ritornata all'Italia solo nel 1954. Innumerevoli sono gli argomenti che Cattaruzza tocca, facendo riferimento alla vasta bibliografia disponibile, come il tema della Venezia Giulia laboratorio e luogo di incubazione dei metodi organizzativi e delle ideologie del fascismo e dell'eversione di destra, quasi che le bande paramilitari fossero chiamate a surrogare un debole potere statale, messo in difficoltà dalla resistenza passiva della popolazione slovena e croata. E ancora l'incerta identità degli italiani di confine, che si sentono poco italiani e a Trieste anticipano di dieci anni l'esplosione dei partiti politici autonomistici e «antiromani» del Nord.Unica carenza l'esiguità della parte cartografica, che sarebbe stata utile a quanti, recandosi oggi in vacanza, si trovano ad attraversare distrattamente quei luoghi, dove solo il recente allargamento dell'Unione Europea sta facendo saltare i primi confini materiali e forse mentali che per più di un secolo hanno diviso queste popolazioni.


Alessandro Polsi