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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Fabrizio Ruffo. L'uomo, il cardinale, il condottiero, l'economista, il politico

Mario Casaburi

Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, pp. 288, euro 15,00 2003

Il nome di Fabrizio Ruffo è di solito associato a quella ?armata? organizzata dal cardinale e composta da contadini, briganti, sbandati, soldati, che nel 1799, partendo dalla Calabria, si lanciò alla ?riconquista del Regno? contro gli odiati giacobini. L'autore si propone con questa biografia di offrire invece un profilo complessivo del cardinale, a partire dalla sua formazione fino al ruolo giocato nel conclave del 1823. Emerge il profilo di un uomo ambizioso, determinato, più interessato alla politica, alla diplomazia e all'amministrazione che alla cura delle anime. La sua vita appare come un peregrinare inesausto alla ricerca di posizioni di potere e di incarichi presso vari sovrani: il re di Napoli, il papa e anche Napoleone, di cui si professa ammiratore. Ruffo inizia la sua carriera pubblica come tesoriere della Reverenda Camera apostolica a Roma nei primi anni '90. In armonia con la politica riformatrice di Pio VI, promuove alcuni interventi fiscali e finanziari volti ad ammodernare lo Stato Pontificio, suscitando però forti opposizione e resistenze, tanto da indurre il Papa ad allontanarlo da quella carica, sia pur nominandolo cardinale. Dopo il successo del 1799, le sue ambizioni di giocare un ruolo di primo piano nel Regno svanirono presto di fronte all'ostilità del sovrano e di Acton. È al conclave del 1799 come rappresentante di fatto del re di Napoli, poi a Roma come ministro plenipotenziario, ma dopo la seconda conquista francese è a Parigi per convincere il papa Pio VII a firmare il trattato di Fointambleau. Dopo la caduta di Napoleone e il ritorno del papa a Roma, torna a ricoprire incarichi amministrativi nello Stato Pontificio, e infine di nuovo a Napoli come consigliere di Stato. Casaburi ricostruisce in maniera dettagliata la vita di Ruffo, utilizzando anche un buon numero di fonti inedite, che però gli servono soprattutto per ricostruire la sfera privata del cardinale (gestione del patrimonio, rapporti con la famiglia). Quando affronta i tornanti decisivi della sua vita, l'autore utilizza solo fonti edite e si affida alla limitata e datata storiografia. È il caso del racconto della spedizione del 1799, che si basa, dal punto di vista documentario, esclusivamente sulle lettere edite tra Ruffo e la Corte, mentre riflessioni e giudizi dell'autore sono esplicitamente debitori nei confronti di Croce. Poco convincente è invece il tentativo di Casaburi di delineare un pensiero politico e economico del cardinale. Le sue iniziative ? amministrative, diplomatiche o sociali, come quelle intraprese per ottenere il consenso popolare alla ?riconquista? ? e i suoi pochi scritti non sembrano far emergere un coerente progetto politico e economico, e mostrano piuttosto la capacità del cardinale di intercettare le trasformazioni in corso al volgere del secolo (la modernizzazione amministrativa, la libertà di commercio, il ruolo della Chiesa come instrumentum regni). Una maggiore attenzione da parte dell'autore al contesto nel quale Ruffo si muoveva avrebbe forse consentito di collocare e comprendere meglio la sua figura.


Enrico Francia