SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'alleato scomodo. Gli USA e la DC negli anni del centrismo (1948-1955)

Mario Del Pero

Roma, Carocci, pp. 322, euro 23,24 2001

L'alleato scomodo di Mario Del Pero affronta indubbiamente un tema importante, come chiarisce il sottotitolo: Gli USA e la DC negli anni del centrismo. L'atteggiamento americano verso la politica della Dc ? inevitabilmente, gli aspetti interni della vita del partito, la sua articolazione territoriale o il suo radicamento sociale appaiono qui in secondo piano ? ha, infatti, costituito un elemento cruciale nella storia dell'Italia repubblicana. Ma questo volume conferma che le fonti statunitensi non aiutano molto a capire l'Italia di quegli anni: gli americani, infatti, capivano poco non solo della Dc ma dell'intero paese, per limiti culturali prima ancora che politici. Ciononostante, è possibile leggere ?in controluce? queste carte e ricavarne molte osservazioni valide. La Dc, nota Del Pero, ?resistette? alle direttive americane, tenendone sempre conto ma senza mai recepirle totalmente: da parte democristiana, ci fu un'?applicazione selettiva e parziale dei divisivi schemi binari della guerra fredda? e la Dc attuò una politica del ?contenimento? delle pressioni anticomuniste degli americani. Più della Cia poté, insomma, il torpore democristiano. Secondo Del Pero, la Dc si sottrasse ai tentativi Usa di riportare meccanicamente in Italia la logica della guerra fredda, evitando così la guerra civile che ne sarebbe conseguita, non solo per favorire gradualmente un'evoluzione del paese funzionale al suo interclassismo, ma anche per fedeltà ai principi costituzionali da cui era nato lo Stato repubblicano. Anche le linee generali della politica estera degasperiana, sono ben colte da Del Pero: lucida percezione dei nuovi equilibri mondiali, consapevolezza dell'importanza decisiva di uno stretto rapporto con gli Usa, tentativo di attirare o trattenere l'impegno americano in Italia facendo leva sulla debolezza del paese e sulla sua dipendenza da aiuti esterni ma anche introduzione di correttivi alla leadership americana e soprattutto capacità di cogliere i limiti di questa leadership. Nel libro di Del Pero trovano conferma molte ipotesi avanzate, una ventina d'anni fa, anche da chi scrive, in volumi e saggi che l'autore non cita. Questa circostanza viene qui rilevata non per muovere un appunto, ma per ricordare che a lungo c'è stata incomunicabilità fra tradizioni storiografiche diverse. Libri come questo sono invece un segno di felice superamento della ?guerra fredda? storiografica. Lo attesta anche la capacità di Del Pero di prendere le distanze dalla tesi del doppio Stato, formulata a suo tempo da Franco De Felice e tante volte ripetuta acriticamente: le deviazioni degli apparati dello Stato, egli osserva, sono riconducibili alla continuità con il fascismo piuttosto che ai riflessi della guerra fredda. Inizia, insomma, a ridimensionarsi la ?leggenda nera? (o ?aurea?, secondo i punti di vista) dell'onnipotenza americana in Italia: è un buon segno per una storiografia che voglia abbandonare alibi e giustificazioni e fare davvero i conti con il passato.


Agostino Giovagnoli