SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Mississippi. Il grande fiume: un viaggio alle fonti dell'America

Mario Maffi

Milano, Rizzoli, pp. 545, euro 20,00 2004

?È un fiume mostruosamente grande, il Mississippi?: con queste parole, che Mario Maffi immagina avrebbe potuto dire Huck Finn, inizia l'inevitabilmente lungo travelogue da Maffi dedicato al Grande Dio bruno del Nordamerica. Su e giù, andata e ritorno. Quasi tremila miglia in automobile a scendere dal Lago Itasca, vicino al confine con il Canada, alla foce nel Golfo del Messico; poi altre tremila miglia, l'anno dopo, a risalire dalla foce alle sorgenti. Un po' su una sponda e un po' sull'altra del fiume, esplorando, osservando, ascoltando e ricordando leggende, storie e letture ?intorno? al Mississippi. Per chi conosce almeno una parte di quei posti e ha fatto alcuni di quei percorsi appaiono evidenti i pregi della scrittura evocativa di Maffi. ?Viaggiatore, che cosa vuoi??, aveva scritto Victor Hugo: ?Voglio vedere!?. Maffi percorre le sponde del grande fiume come se fosse sempre sull'argine, in grado di guardare le cose da vicino e però sempre un po' dall'alto, con un senso preciso di prospettiva, di profondità. Guarda, e vede, e racconta dando spessore alla narrazione del suo doppio viaggio con l'informazione puntuale, competente. Per vedere bisogna saper vedere. Poi, bisogna saper raccontare. Quindi: anzitutto l'accumulo di conoscenze storiche, antropologiche, letterarie che deve rendere capaci di vedere; quindi la curiosità che spinge a cercare, la sensibilità che permette di emozionarsi e infine la capacità di scrivere di tutto. Mississippi è un libro ricco di tante cose diverse, come lo sono le terre e le acque di cui parla. Si colloca a pieno titolo nel contesto di una tradizione cui appartengono esempi giustamente celebrati. Tre mi sembrano gli accostamenti più esplicativi. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, da una parte il Jonathan Raban di Bad Land (1996) e dell'?originario? Old Glory: A Voyage down the Mississippi (1981) e dall'altra il William Least Heat Moon di Blue Highways: A Journey into America (1982). Per quanto riguarda l'Europa, il Cees Noteboom di Verso Santiago (1992). Noteboom, in particolare, apriva il suo libro con parole difficili da dimenticare: ?Non è dimostrabile, eppure io ci credo: nel mondo ci sono luoghi in cui un arrivo o una partenza vengono misteriosamente moltiplicati dai sentimenti di quanti nello stesso luogo sono arrivati o da lì sono ripartiti??. Mi pare che questa auscultazione la faccia anche Maffi, sia quando indovina nelle diverse località i lasciti delle generazioni che li hanno frequentati, sia quando incrocia gli echi di tanta musica e letteratura con le immagini dei luoghi che le hanno incubate. I principali cardini storico-geografici e culturali dell'itinerario sono la Hannibal di Mark Twain e poi St. Louis, Memphis, Natchez e, naturalmente, New Orleans, oltre ai mille piccoli agglomerati di quella che giustamente Maffi riunisce sotto l'intestazione di Smalltown America. È inevitabile che il libro sia più Sud che Nord: è lì che stanno i luoghi ? le città soprattutto ? delle contaminazioni più creative e della storia più antica e dolorosa. Ed è lì che il racconto diventa più denso, intenso e appassionante.


Bruno Cartosio