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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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A servizio dello sviluppo. L'azione economico-sociale delle congregazioni religiose in Italia tra Otto e Novecento

Mario Taccolini (a cura di)

Milano, Vita e Pensiero, pp. 255, euro 23,00 2004

La tesi centrale, enunciata dal curatore nella premessa, individua nelle congregazioni religiose, soprattutto in alcune aree dell'Italia settentrionale, agenti consapevoli dello sviluppo, inteso non solo nella sua dimensione materiale ma come generale dinamica di miglioramento della qualità della vita attraverso la promozione del lavoro, dell'istruzione, della salute fisica e morale, in un orizzonte di trasmissione di valori e tradizioni. Andrea Salini, L'opera di padre Giovanni Piamarta e lo sviluppo economico bresciano tra Ottocento e Novecento (pp. 3-100), esplicita l'assunto attraverso le vicende della Congregazione della Sacra Famiglia. Dentro una griglia pedagogica cristiana la formazione tecnico-professionale (Istituto Artigianelli di Brescia e Colonia agricola di Remedello Sopra) supera il classico orizzonte della beneficenza per tendere alla formazione del ?capitale umano? necessario in un quadro che prefigura la moderna impresa sociale al crocevia tra etica e mercato. Le attività ? c'è anche la tipografia (Queriniana), la sartoria, la falegnameria ? nascono e si sviluppano sulla base della domanda del mercato mentre si promuove il miglioramento della qualità della vita attraverso società di consumo e fornendo una strumentazione culturale che avrebbe dovuto permettere, per esempio alle famiglie contadine, di accedere ai mezzi necessari al proprio riscatto. Maurizio Romano, ?Per guadagnare tutti a Dio?: la carità operosa delle Suore di Carità nell'Italia settentrionale tra Ottocento e Novecento (pp. 101-190), a partire dall'esperienza dell'Istituto bergamasco delle suore di Maria Bambina fondato nel 1832, individua nell'istruzione professionale delle fanciulle, nel sostegno alle donne nei convitti delle operaie del settore tessile teso ad assicurare un ambiente ottimale al ritorno dalla fabrica, nell'ambito delle preoccupazioni della Chiesa verso i pericoli per la moralità femminile derivanti dal nuovo modo produttivo di fabbrica, momenti significativi del processo di emancipazione delle donne italiane fra Otto e Novecento; il loro impegno ospedaliero e assistenziale durante il primo conflitto mondiale ne attesta inoltre la vicinanza al popolo italiano in guerra. Infine Giovanni Gregorini, La cultura e i problemi dell'industrializzazione bresciana: Giulio Bevilacqua e Ottorino Marcolini (pp. 191-250), pone l'accento sulla costante, e moderna, attenzione alla questione sociale e ai problemi legati al lavoro e all'industrializzazione all'interno della Congregazione filippina della Pace di Brescia, a partire dalla riflessione giovanile del cardinale Bevilacqua, che sottolinea la debolezza della tutela del lavoro fra XIX e XX secolo e la scarsa rappresentanza degli interessi operai a causa del ritardato processo di industrializzazione, e dall'impegno di padre Ottorino Marcolini a favore dell'edilizia cooperativa per i lavoratori e per la riqualificazione degli operai. In definitiva il volume propone un'ipotesi suggestiva, ma ragionevole, che impone ulteriori, più generali, approfondimenti.


Raffaele Manduca