SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Ebraismo e antisemitismo in Italia. Dal 1848 alla guerra dei sei giorni

Mario Toscano

Milano, Franco Angeli, pp. 316, euro 25,00 2003

Il volume è composto da dodici saggi, dei quali dieci pubblicati nel corso di un ventennio e due inediti. I problemi affrontati, come riconosce l'autore medesimo nell'Introduzione, sono due: il rapporto dell'Ebraismo italiano con lo Stato, e una storia interna dell'Ebraismo medesimo (p. 7). È difficile non concordare con l'autore quando osserva che a lungo lo studio delle vicende dell'Ebraismo italiano è stato considerato un aspetto minore, prima che si verificasse una vera e propria svolta negli ultimi anni, quando è fiorito un vero e proprio filone di studi sull'argomento e sull'antisemitismo. Questo recupero ha comunque residuato alcuni problemi ancora da esplorare, quale, ad esempio, l'atteggiamento degli ebrei italiani davanti al Risorgimento. A cosa è dovuto l'attuale interesse per l'Ebraismo? Una delle ipotesi avanzate dall'autore è che probabilmente si è trattato anche di una sorta di ?nostalgica contemplazione del passato, per cogliere gli ultimi tratti di un mondo al tramonto? (p. 109). Il lavoro conferma che le voci antisemite nell'Italia postunitaria sono in gran parte riconducibili al mondo cattolico. D'altro canto, la spinta all'integrazione produce una lenta disgregazione dell'identità ebraica: si riduce il numero degli ebrei frequentanti o che praticano la vita comunitaria; e la religione è spesso vissuta in una dimensione del tutto privata. L'emancipazione aveva provocato una crisi dell'Ebraismo italiano. Anche in Italia, dunque, l'Ebraismo rivela le medesime tendenze in atto in quel periodo nell'Ebraismo tedesco e francese. L'Ebraismo italiano è anzi così integrato da dimostrarsi poco sensibile al movimento sionista (pp. 61-63), anche se anche in Italia si avverte la percezione dell'importante punto di svolta costituito dalla Dichiarazione Balfour. L'autore sostiene la posizione storiografica di una specie di onda lunga dell'antisemitismo fascista concretizzatosi a partire dal 1938. Egli rileva come nel corso degli anni Venti l'Ebraismo comincia a essere percepito ?come espressione dell'appartenenza ad una collettività sovranazionale animata da interessi particolari contrastanti con quelli nazionali? (p. 159). Particolare rilievo è dedicato alle posizioni antisemite comparse su alcune testate dei settori più intransigenti del regime, quale il quotidiano «L'Impero», proprio alla fine degli anni Venti. All'argomento è infatti dedicato un intero saggio, molto succoso (pp. 155-174). Questa ci pare l'ulteriore conferma delle ipotesi su cui si è mossa la ricerca storiografica dell'ultimo quindicennio: l'antisemitismo fascista quale drammatico punto di coagulo nonché erede di precedenti tensioni e approcci razzisti, certo non visibili come in altre nazioni europee, ma in ogni caso presenti nella cultura italiana.


Francesco Germinario