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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'impero di Hitler. Come i nazisti governavano l'Europa occupata

Mark Mazower

Milano, Mondadori, 731 pp., Euro 32,00 (ed. or. New York, 2008) 2010

Già autore di una pregevole opera di sintesi (Le ombre dell'Europa. Democrazie e totalitarismi nel XX secolo, Milano, Garzanti, 2000), lo storico inglese trapiantato a New York ci offre un esempio della capacità di inquadrare nodi problematici complessi e temi di vasto respiro entro una sintesi, seppure di oltre 720 pagine, di cui cento di note e bibliografia! È un esempio della tradizionale abilità della storiografia anglosassone di scrivere libri piacevoli da leggere, ma che non perdono nulla in profondità e problematicità, da mettere a pari del recente e fortunato lavoro di Tony Judt sull'Europa del dopoguerra o al fondamentale volume di Gerhard Weinberg sulla seconda guerra mondiale.Oggetto del lavoro è la ricostruzione analitica della storia del continente nei sette anni di guerra; una storia imperniata sulle politiche di conquista e di occupazione, non meno che sulle ideologie e visioni ad esse sottostanti. Una storia di sfruttamento, di espulsioni, di tentativi di sterminio, di progetti di riorganizzazione del territorio, sul piano demografico, economico e sociale. Allo stesso tempo è una storia di come le popolazioni hanno reagito, adattandosi, collaborando, resistendo, alla poderosa pressione da parte della Germania hitleriana.Quindi, una storia della guerra mondiale scritta non più mettendo in primo piano gli eventi militari e diplomatici, ma focalizzando una delle sue caratteristiche fondamentali: l'occupazione per lunghi periodi di tempo di vaste parti del continente, abbinata all'incidenza di fattori ideologici accanto (e spesso in misura più incisiva) ai tradizionali elementi nazionali e patriottici.Il libro segue un duplice andamento: la prima parte arriva alla svolta del 1941-1942, quando si dovette prendere atto che la guerra non poteva essere vinta in tempi rapidi. Questa prima parte segue sostanzialmente la scansione temporale, prendendo avvio dalle radici della questione nazionale fra tedeschi e slavi, delle reciproche ostilità.La seconda parte si articola su ambiti tematici: dai contenuti economici dell'occupazione, al lavoro coatto, dalla soluzione del problema ebraico attraverso il genocidio al collaborazionismo, alla resistenza. In una terza parte Mazower trae riflessioni più generali su ciò che l'occupazione tedesca ha significato: la fine dell'egemonia del vecchio continente; particolarmente interessante - a mio parere - è l'analisi sull'arretratezza storica del progetto di nuovo ordine, fondato su valori di razza, che non corrispondevano più ai tempi.Il libro è bello, ricco di suggestioni, innovativo. Ci fa capire la complessità di quegli anni di guerra e di occupazione e ci dà una lezione basilare di metodo: diffidare dagli schematismi, privilegiare i chiaroscuri rispetto alle tinte nette.


Gustavo Corni