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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Nazione, nazionalismi ed Europa, nell'opera di Federico Chabod, Atti del Convegno di Aosta, 5-6 maggio 2000

Marta Herling e Pier Giorgio Zunino (a cura di)

Firenze, Leo S. Olschki, pp. 308, euro 33,00 2002

Il volume raccoglie gli Atti del convegno che si è svolto in occasione del quarantesimo anniversario della morte di Federico Chabod, organizzato dalla Fondazione Luigi Firpo e dall'Istituto italiano per gli studi storici. Dopo il convegno milanese del 1983, dedicato a tutta l'opera di Chabod e alla sua influenza complessiva sulla storiografia italiana, gli organizzatori hanno giustamente scelto di concentrarsi su un tema più specifico, quello della nazione, in base alla convinzione che ?gli anni che stiamo vivendo sembrano far emergere temi e problemi che la sensibilità dello studioso Chabod aveva saputo cogliere? (p. V). Il risultato del Convegno è questo volume che raccoglie una serie di saggi dedicati ad aspetti diversi dell'opera di Chabod, di interesse disuguale, com'è inevitabile in questi casi, ma che in genere appaiono ricchi di spunti interessanti. Dubbi sorgono piuttosto guardando l'insieme. Il volume presenta infatti un elevato grado di frammentarietà, come avviene spesso nella pubblicazione di Atti, ma che in questo caso appare molto accentuata e nuoce all'intento di mettere a fuoco l'elaborazione chabodiana in tema di nazione. Un primo problema è rappresentato da due diverse famiglie di approcci, la prima piuttosto attenta alla storia delle idee e alle premesse filosofiche della parabola di Chabod; la seconda invece più interessata alle concrete evoluzioni del giudizio storico chabodiano, anche in collegamento con la sua acuta osservazione del presente e, quindi, con interrogativi in ultima analisi di natura politica. Un'altra difficoltà riguarda invece la distanza fra i diversi punti di vista che, analizzando opere o documenti diversi ma riguardanti gli stessi temi, finiscono per non incontrarsi o per non confrontarsi abbastanza. Quale rapporto intercorre tra ?equilibrio? e ?sicurezza? nell'Europa moderna, trattato, con diverse accentuazioni, sia da Fulvio Tessitore sia da Luisa Azzolini? Ha ragione Piergiorgio Zunino che individua talune premesse del corso milanese del '43-'44 in una visione ?spirituale? della nazione elaborata da settori della cultura fascista, o Francesco Traniello, che sottolinea ?il travaglio più ampio nel quale fu coinvolta, in epoca bellica e post-bellica, la personalità dello storico valdostano? (p. 173)? Non sempre i diversi punti di vista sono incomponibili tra loro, ma sarebbe stato opportuno un confronto più diretto che evidenziasse chiaramente convergenze e divergenze, permettendo di approfondire le interessanti questioni poste dalla produzione di Chabod. Alcuni nodi, però, emergono comunque con molta chiarezza, come il rapporto tra nazione ed Europa, cui erano dedicate le due parti del corso milanese del '43-'44, pubblicate separatamente da Saitta e Sestan, con una scelta che dissolve un nesso cruciale in tutta l'opera di Chabod, come sottolinea Brunello Vigezzi. Guardando a questo nesso ? e alla dialettica tra particolare e universale o a quella tra pace e guerra, entrambe assai vive in Chabod ? lo storico valdostano appare più attuale di molti che si sono occupati della nazione, più recentemente di lui, ma senza il suo respiro e la sua profondità.


Agostino Giovagnoli