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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'America latina tra guerra fredda e globalizzazione

Massimiliano Cricco, Maria E. Guasconi, Matteo L. Napolitano (a cura di)

Firenze, Polistampa, 167 pp., Euro 14,00 2010

Il libro è il frutto di una costola «latinoamericana» di un Prin sui «problemi transatlantici» e raccoglie contributi di sei studiosi di storia delle relazioni internazionali, incentrati sulle dinamiche interne al Western Hemysphere. I singoli saggi, che alternano case studies bilaterali e regionali, propongono piste interpretative costruite quasi esclusivamente su fonti di ambito diplomatico statunitense (principalmente Frus e National Archives). Il dato più interessante scaturisce proprio dalla lettura delle relazioni interamericane attraverso l'intreccio tra dinamiche bipolari e mutazioni delle relazioni economiche Nord-Sud, un terreno ancora parzialmente giovane per gli studiosi di relazioni internazionali.La natura del lavoro solleva però anche delle perplessità, che l'assenza di una solida introduzione non aiuta a risolvere. I curatori insistono molto infatti sull'indubbia centralità di alcune categorie - l'America latina intesa come «terreno di una drôle de guerre froide, caratterizzata da un unilateralismo di fondo» (p. 7), la reinterpretazione in chiave anticomunista della Dottrina Monroe - ma al tempo stesso sembrano faticare a uscire dai confini di una lettura economico-diplomatica delle relazioni Usa-America latina. Tale impostazione risente di un limitato dialogo con le fonti e con la storiografia latinoamericana e finisce per escludere dall'orizzonte grandi attori terzi come il Messico, trascurando anche il ricorso di Washington a politiche triangolari.Tutto ciò riverbera ad esempio nella periodizzazione. Il libro si apre infatti con il saggio di Napolitano, che presenta un'agile riflessione sull'amministrazione Eisenhower e sul ridimensionamento delle politiche di «buon vicinato», e si chiude con il vivace intervento di Basosi sulla gestione da parte di Reagan della crisi del debito estero latinoamericano, intesa come vero e proprio laboratorio della globalizzazione postbipolare. Questa interessante (e per il termine ad quo, potremmo dire classica) impostazione non viene però chiarita, dando la sensazione di non tener conto del dibattito scaturito negli ultimi anni intorno a cesure e continuità, tra le politiche latinoamericane di Washington e l'americanizzazione della cold war. Non si capisce poi perché sia esclusa a pié pari la cruciale stagione delle amministrazioni Kennedy e Johnson, lasciando paradossalmente ai margini due decisivi fattori di cambiamento nella sovrapposizione Est-Ovest/Nord-Sud: la rivoluzione cubana (certo abusata ma pur sempre una cesura) e le trasformazioni della Chiesa postconciliare. Peraltro i singoli saggi risultano efficaci, in particolare quando entrano in terreni ancora poco conosciuti. Questo vale ad esempio nel caso di Pierotti, che ricostruisce i piani di sfruttamento del petrolio venezuelano prima e dopo la crisi del 1973, della Zanchetta, che utilizza gli Unhcr archives per riflettere sulla Operación Condor come prodotto della Special relationship tra Washington e paesi del Cono Sur e della Favino, sulla década perdida (gli anni '80), riletta attraverso il ruolo dei G7. Un libro con spunti interessanti ma incompiuto e che forse, sarebbe stato meglio intitolare Le amministrazioni repubblicane e l'America latina.


Massimo De Giuseppe