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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Interesse nazionale e responsabilità globale. Gli Stati Uniti, l'Alleanza atlantica e l'integrazione europea negli anni di Johnson, 1963-1969

Massimiliano Guderzo

Aida, Firenze 2000

Autore di una storia della diplomazia franchista durante la seconda guerra mondiale, Guderzo ha conservato il taglio metodologico di quel lavoro applicandolo qui a soggetti e momenti del tutto diversi. Il punto di partenza è la documentazione degli archivi pubblici statunitensi (e in parte di quelli europei). Il punto d'arrivo è una dettagliata ricostruzione degli atteggiamenti dell'amministrazione Johnson di fronte ai problemi della sicurezza europea e dei rapporti inter-atlantici. La narrazione verte su una dicotomia ben riconosciuta nella letteratura e qui persuasivamente dispiegata. In sostanziale continuità con i suoi predecessori, anche Johnson affidava la sicurezza europea - e quindi il tassello centrale della strategia globale americana - alla crescita dell'integrazione europea, all'unificazione sinergetica delle risorse di potenza degli alleati, in modo da procedere verso la "corresponsabilità nella gestione globale dell'Occidente" (p. 567). Ma gli anni sessanta vedono anche una caleidoscopica frammentazione e ricomposizione del contesto in cui tale visione era originariamente maturata: all'antagonismo bipolare si sostituisce la difficile ricerca di un equilibrio tra deterrenza e distensione; l'ascesa della Germania e l'avvenuto ridimensionamento della potenza britannica mutano la geografia dell'Occidente; De Gaulle sfida sia l'egemonia americana che l'indirizzo atlantico dell'integrazione europea; e l'avvenuta ripresa dell'Europa impone riaggiustamenti finanziari e commerciali nelle relazioni transatlantiche. Il libro segue nel dettaglio i tanti tavoli su cui si dispiega la complessa diplomazia multipolare che tenta di controllare e incanalare questi magmatici fattori di transizione. Il fuoco principale è sulla Nato, e il libro è principalmente la storia di come l'organizzazione si trasformi e adatti ai nuovi contesti. Le vicende della Comunità Europea e dei negoziati economici trans-atlantici sono seguite in parallelo ma la narrazione - rispecchiando la scala di priorità della strategia statunitense - le colloca in una dimensione laterale. Per questo le conclusioni risultano del tutto convincenti per ciò che riguarda la politica statunitense: Washington riesce a salvaguardare le premesse fondamentali della sua strategia e aggiornare la Nato alle mutate circostanze attraverso un paziente, flessibile esercizio di diplomazia multilaterale che sposta gradualmente l'asse dell'alleanza in relazione alla crescita della Germania. Del tutto speculare e a parer mio condivisibile, ma meno comprovata dalla ricerca, risulta l'amara constatazione dell'a. secondo cui per "la costruzione europea" questi siano gli anni delle "occasioni perdute" (p. 568). Solidissimo sul piano scientifico, il libro ha però un problema editoriale: troppo minuzioso nella ricostruzione, e troppo svelto nell'esporre le premesse concettuali dei vari attori, esso si offre solo agli specialisti del settore.


Federico Romero