SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Parole in libertà. Il giornale anarchico «Umanità Nova» (1944-1953)

Massimiliano Ilari

Milano, Zero in Condotta, 267 pp., euro 17,00 2009

Nato come quotidiano nel 1920, ad opera soprattutto di Errico Malatesta, «Umanità Nova» (Un) riprese le pubblicazioni, in esilio prima e poi in semiclandestinità, nel 1944. È una premessa indispensabile, secondo Ilari, che qui sintetizza la tesi di dottorato presentata a Trento, per capirne la sofferta storia. L’importanza del giornale riflette quella del movimento corrispondente, protagonista nel primo dopoguerra e attore forzatamente ridotto dopo il 1945. Ad ogni modo si trattò (e si tratta) di uno dei pochi settimanali libertari editi nel mondo.Malgrado difficoltà di vario genere, esso rappresentò, tra le fasi finali della guerra e il congresso spartiacque di Civitavecchia del 1953, non solo un foglio «di propaganda e di lotta» (p. 12), ma anche un terreno di confronto aperto tra la redazione e i lettori, sia simpatizzanti che critici verso l’anarchismo. Attorno alla testata gloriosa si raccolse buona parte dei libertari di lingua italiana, anche dell’emigrazione americana. Prevalse perciò un bisogno di identità e di memoria che l’a. attribuisce in modo particolare agli anarchici. La Federazione anarchica italiana (Fai) si mosse, a partire dal congresso di Carrara del settembre 1945, in un clima di difficile convivenza tra le varie componenti. Quelle «individualiste», che in sostanza gestirono la redazione per diversi anni, erano diffidenti verso ogni parvenza di centralismo e burocrazia, quelle «strutturaliste» cercarono di dare stabilità e coesione alla Fai potenziando i punti di riferimento permanente. Ricorda Ilari che le questioni del modello organizzativo e del «classismo» causarono la rottura con molti gruppi giovanili desiderosi di rovesciare le abitudini «borghesi» fatte proprie dalla maggioranza dei redattori (p. 155). Tra i nuovi aderenti emerse la personalità di Pier Carlo Masini, giovane e promettente storico, che nel 1951 uscì dalla Fai abbandonando perciò ogni collaborazione con Un sotto l’accusa di essere «revisionista» e «neomarxista» (p. 33).L’analisi di Ilari evidenzia che la diffusione della testata malatestiana risulta alquanto limitata, superando in qualche anno le 16.000 copie. I motivi, secondo i resoconti redazionali, si trovano in una serie di ostacoli come il denunciato «boicottaggio stalinista» e la «crescente miseria e disoccupazione» (p. 27). Per l’a. la sostanziale emarginazione di Un risente però della «crisi complessiva del movimento anarchico di fronte all’evoluzione del sistema politico e sociale italiano» (p. 27). Tra i vari filoni tematici considerati da Ilari risulta sorprendente la valorizzazione, espressa da alcuni collaboratori di Un, delle proteste e rivolte popolari conseguenti all’attentato a Togliatti del luglio 1948. In questi moti si volle ritrovare la potenzialità sovversiva e rivoluzionaria manifestata nella storia dell’Italia monarchica. L’evoluzione e il rientro dei movimenti fece poi prevalere su Un considerazioni meno ottimiste sugli spazi reali della lotta antiautoritaria nell’Italia del dopoguerra.In sostanza questo volume, proposto da un piccolo ma tenace editore, è un contributo stimolante al non ricco panorama di studi sul movimento anarchico e libertario dopo il 1945.


Claudio Venza