SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La FIAT al fronte. La grande industria tra guerra e sviluppo (1899-1918)

Massimiliano Italiano

Firenze, Phasar Edizioni, XXXVII-309 pp., Euro 17,00 2007

Gli storici hanno ampiamente discusso su quanto la crescita e le trasformazioni dei sistemi industriali nei principali paesi siano debitori nei confronti dell'intervento dello Stato e della spesa pubblica, in particolare quella militare. La produzione bellica si è infatti dimostrata determinante nell'offrire alle imprese un'alternativa alla crisi dei mercati specie nel periodo tra fine '800 e Grande guerra, quando l'inasprirsi delle tensioni internazionali che culminerà nella conflagrazione europea portò ad una generale richiesta di armamenti. Nel caso dell'Italia, la spesa militare rappresentò il maggiore fattore di crescita e di sviluppo per la grande industria e garantì la sopravvivenza di ampie aree occupazionali diversamente condannate al fallimento. Un rapporto quindi, quello tra Stato e industria, «di compensazione» che assume un «aspetto sinusoidale crescente, raggiungendo i suoi picchi di massima proprio durante i periodi di crisi» (p. X).La ricostruzione, da questo particolare e fecondo angolo di visuale delle vicende della dirigenza del gruppo Fiat, permette, attraverso l'indagine su un caso di studio di grande importanza, di confermare e inverare sul campo dell'indagine storica l'ipotesi di partenza. Constatati, a due anni dalla fondazione del 1899, i deludenti risultati commerciali, nel gruppo dirigente della Fiat dopo una lunga discussione sul futuro dell'azienda si giunse alla conclusione che le cause del mancato decollo erano da ricercarsi, fondamentalmente, «nella carenza del mercato automobilistico e che, quindi, occorreva cercare delle possibili alternative» (pp. 9-10). Era naturale orientarsi verso il settore militare, interno e internazionale, in un momento in cui gli eserciti si modernizzavano sostituendo ad esempio il trasporto animale con quello a motore. Inizia quindi il complesso percorso di costruzione del rapporto con l'amministrazione statale, dettagliatamente ricostruito dall'a., che andrà sempre più consolidandosi, attraverso tutti i passaggi decisivi, la crisi del 1907, la guerra di Libia, la Grande guerra, quando l'azienda torinese, con l'ausilio della Mobilitazione industriale, diventerà uno dei pilastri dello sforzo bellico.Caratteristica peculiare del gruppo dirigente della Fiat - sembra questo l'asse interpretativo della ricostruzione - è intendere il rapporto con lo Stato non in termini di passiva richiesta di commesse, ma considerare il «sostegno» pubblico come occasione per modernizzare ed innovare, dal macchinario alla gestione della forza lavoro, al fine di affrontare nelle migliori condizioni i periodi - ad esempio quello postbellico - in cui il sostegno pubblico necessariamente si contrarrà e bisognerà cominciare a confrontarsi di nuovo con i mercati internazionali e con le esportazioni dal momento che la debolezza del mercato interno si configura come dato strutturale da cui non è possibile prescindere. Il che consentirà all'azienda torinese di superare positivamente le drammatiche fasi del primo dopoguerra economico italiano.


Piero Di Girolamo