SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La guerra dei matti. Il manicomio di Racconigi tra fascismo e Liberazione

Massimo Tornabene

Boves, Araba Fenice, 172 pp., Euro 14,00 2007

Secondo appuntamento per la collana «Assistenza, medicina, società» dedicata al passato e al presente dell'assistenza psichiatrica nella Provincia di Cuneo. Come molti dei più recenti volumi dedicati alla storia della psichiatria e delle istituzioni manicomiali, anche il lavoro di Massimo Tornabene si colloca, quindi, nel solco della storia locale, lasciandosi alle spalle le ricostruzioni e tutto tondo e decisamente più imbevute di passione civile che avevano dominato questo campo di studi negli anni '70 e '80 del '900.La guerra dei matti, tuttavia, come già lascia intuire il titolo, non è una ricerca ascrivibile solo alla storia della psichiatria: raccontando infatti la storia del manicomio dal 1938 al 1947 il libro offre stimoli nuovi e originali anche per la ricostruzione dell'impatto avuto dalla seconda guerra mondiale sulla società civile. La prima impressione, infatti, che si ricava dalla lettura dei numerosi stralci di cartelle cliniche che l'a. ha usato come voce narrante del volume, è che il manicomio di Racconigi (al pari degli altri sparsi per la penisola, come ci insegna la storiografia) è un altro dei luoghi possibili - e forse per la sua stessa natura, uno dei più idonei - da cui osservare il modo in cui il fascismo prima e la guerra dopo hanno influenzato e, in molti casi, fatto deragliare la vita di uomini e donne.Il volume si apre con alcuni capitoli dedicati alla ricostruzione della meccanica degli internamenti in tempo di pace: quale la legge e le autorità che li governavano, ma anche quali concrete dinamiche sociali li favorivano (come ad esempio la miseria, l'assenza di una rete familiare forte, l'inabilità al lavoro del soggetto). A questi elementi se ne aggiunsero numerosi altri con l'instaurazione del fascismo e l'irrompere della seconda guerra mondiale, lasso di tempo segnato anche da un decisivo aumento delle ammissioni manicomiali (p. 32). Per questi anni l'a. parla per un primo momento dell'esistenza di una «?follia di mezzo" [diversa sia da quella dei tempi di pace che di guerra, n.d.r.], segnata dalla presenza, confusa e disordinata, delle parole d'ordine, dei valori e dell'ideologia del fascismo. Ma anche del suo volto autoritario» (p. 77). In un secondo momento, con lo scoppio della guerra, la gamma delle ragioni e dei sentimenti che spingono uomini e donne tra le mura manicomiali si amplia enormemente e l'a. conia l'espressione «follia straordinaria»: accrescono la miseria quotidiana e le preoccupazioni rispetto al futuro, esplodono gli stress causati dai bombardamenti e dai combattimenti. La guerra si fa pressante non solo nei deliri dei ricoverati, ma anche nel sistema degli internamenti, a questo punto auspicati dalle famiglie incapaci di prendersi cura dei propri membri più deboli.In chiusura de La guerra dei matti, Massimo Tornabene si sofferma sui primi anni di pace, sul ritorno alla «normalità» della società italiana, che per il «Neuro» corrispondono con un lento affievolirsi dell'eco della guerra e del fascismo nelle vicende raccolte dalle cartelle cliniche e con la ricomparsa, quindi, della «follia ordinaria».


Laura Schettini