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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Lo sfascio dell’impero. Gli italiani in Etiopia 1936-1941, prefazione di Angelo Del Boca

Matteo Dominioni

Roma-Bari, Laterza, XIII-367 pp., euro 22,00 2008

Il volume di Dominioni ricostruisce le vicende della «più grande campagna coloniale della storia» e quelle dell’edificazione dell’Impero fascista dell’Africa orientale muovendosi abilmente tra i piani della narrazione di sintesi e di ricerca. La lusinghiera prefazione di Angelo Del Boca offre l’autorevole suggello a un libro che propone un «ampio affresco» (p. VIII) riccamente documentato e ben ordinato. Dopo la breve ma efficace sintesi sui sette mesi di guerra, l’a. concentra l’attenzione sull’assetto politico e amministrativo dell’Impero e sulla descrizione dei poteri coloniali evidenziando come il processo decisionale negasse ogni forma di autonomia sia ai locali sia agli amministratori italiani e si concentrasse decisamente a Roma, dando vita a un «anomalo» modello di colonizzazione fascista per definire il quale «si dovrebbe parlare di etero-direzione o, se si vuole utilizzare l’inglese, di super direct rule» (p. 61). La stessa legge organica dell’Impero fu redatta in modo affrettato e disinvolto, con diverse lacune e contraddizioni.La parte più ampia del volume è però dedicata alle forme e agli episodi di repressione messi in atto dal regime di occupazione militare italiano. L’a. propone quattro tipologie belliche che esemplificano la diversa conduzione della guerra fascista in Etiopia nel corso del tempo. La guerra nazionale (1936-1937), che fu propria del comando di Graziani, spietata e caratterizzata dal coinvolgimento di tutte le risorse del paese; la guerra di occupazione (1937-1939), con le violente operazioni repressive volute da Cavallero; la guerra coloniale (1939-1940), promossa da Amedeo d’Aosta, meno cruenta e più aperta alla mediazione politica; infine la guerra mondiale (1940-1941), determinata dal nuovo contesto internazionale. Quattro categorie che consentono all’a. di evidenziare «le discontinuità che si manifestarono nella gestione politica e militare dell’impero» (p. 155). Gli ultimi due capitoli sono dedicati alla resistenza etiopica e agli Italiani dietro il fronte etiopico, con le vicende e le testimonianze di alcuni antifascisti o prigionieri.La marcata cifra del volume, evidenziata anche nella presentazione editoriale, è quella delle «Stragi sconcertanti, deportazioni, lager» dell’Italia fascista in Etiopia (risvolto di copertina) di cui assurge a simbolo, a partire dal suggestivo prologo dell’a., il massacro compiuto dagli italiani nella regione del Gaia Zeret-Lalomedir nell’aprile 1939. L’a. ha prima documentato la strage e poi visitato e descritto, con comprensibile partecipazione, il luogo del massacro: una grande grotta che, nei racconti locali, è «abitata da spiriti maligni, i quali soffiando spengono le candele degli intrusi per poi mangiarseli» (p. 3).Una proficua demistificazione degli «italiani brava gente» che potrà forse consentire ulteriori e differenti percorsi di ricerca.


Giancarlo Monina