SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La ?questione partito? dal fascismo alla Repubblica. Culture politiche nella transizione

Matteo Truffelli

Roma, Studium, pp. 319, euro 27,50 2003

La fase di transizione dalla Monarchia alla Repubblica meriterebbe molta più attenzione di quanta goduta sino ad oggi. Superata la vulgata storiografica che incentrava tutto semplicemente sull'opporsi del vento del Sud, conservatore ed immobilista, e di quello del Nord, partigiano e innovatore, e superata altrettanto la ormai stantia questione sul come i democristiani scipparono lo scettro del potere alla cosiddetta moralità azionista di Parri, converrà invece interrogarsi su quale fosse veramente il quadro di quel difficilissimo frangente storico. Truffelli ha accettato questa sfida, scegliendo un tema senz'altro nodale per gli sviluppi successivi: il problema dello spazio e del ruolo da dare ai partiti politici nel futuro dell'Italia postfascista. Il merito di questo studio è di avere esplorato un quadro che era molto meno definito di quanto si potrebbe pensare, cioè che non conosceva una semplice e banale contrapposizione fra una resistenza a base partitica e un establishment monarchico che per ragioni di salvezza personale voleva evitare quelle forche caudine. La realtà era assai più complessa, sia per l'esistenza di un ?pregresso?, cioè di un sistema politico che aveva già conosciuto un forte ruolo dei partiti prima e dopo la Grande Guerra, sia per l'imbarazzante eredità che lasciava in campo il fascismo come regime basato sull'onnipresenza e onnipotenza del partito. Ciò che emerge inoltre è che la costruzione di una ?democrazia dei partiti? non fu affatto un colpo di mano realizzato grazie all'ignoranza ed alla distrazione di una cultura che ignorava il problema, ma fu l'approdo di una battaglia ideale che vide fortemente contrapporsi coloro che ritenevano che i partiti fossero il canale indispensabile per il disciplinamento politico delle masse e coloro che invece restavano ancorati al vecchio antipartitismo in nome di quel primato delle intelligenze individuali, che aveva animato una parte non piccola del pensiero politico a cavallo dei due secoli (basti pensare ad Ostrogorski). Truffelli ha raccolto una mole notevole di scritti di giuristi, storici, commentatori politici, nonché materiali d'archivio sia dei partiti presenti nel CLN che della Chiesa (nonché documentazione proveniente dall'ACS per quanto riguarda i governi Badoglio). Essi documentano non solo un livello di consapevolezza notevole del problema, ma anche una ?geografia? degli schieramenti che non rispecchia le logiche scontate: vogliamo dire che diffidenza verso la nuova ?forma partito? c'era anche nelle fila di formazioni antifasciste e di intellettuali a loro legati. Le stesse gerarchie vaticane esitarono a lungo se servirsi a fondo del nuovo strumento di intervento di massa o se preferire la tradizionale via dei canali privilegiati connessi ai legami esistenti con le élites burocratiche e politiche tradizionali. Truffelli ha mostrato molto bene la forza e l'autorevolezza di una cultura ?antipartitica?, la cui sconfitta in sede di costituente costituisce un fenomeno di grande interesse. Il suo peso in seguito rimase tuttavia notevole (si pensi anche solo ad un personaggio come Maranini, per non parlare dell'ultimo Sturzo).


Paolo Pombeni