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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Lettere d'amore e d'amicizia. La corrispondenza di Leda Rafanelli, Carlo Molaschi, Maria Rossi (1913-1919). Per una lettura dell'anarchismo milanese

Mattia Granata

Prefazione di Maurizio Antonioli, Pisa, BFS Edizioni, pp. 110, euro 8,00 2002

La quarantina di lettere qui pubblicate, con un'ampia Introduzione del giovane storico milanese Mattia Granata e una Prefazione di Maurizio Antonioli, permettono di conoscere meglio i sentimenti e le contraddizioni personali di alcuni dei protagonisti dell'?anarcoindividualismo? in Italia, un settore del movimento libertario tuttora assai poco studiato e compreso. I tre protagonisti dei carteggi considerati (con la netta prevalenza numerica delle missive di Molaschi alla Rossi, prima amica e poi moglie) sono stati militanti anarchici di rilievo. Leda Rafanelli ha avuto, a partire dagli albori del Novecento e fino ai primi anni Settanta, un'assai originale militanza ? nella quale ha conciliato l'anarchismo con l'islamismo, la rivolta individualista con l'impegno collettivo ? riuscendo anche a scrivere romanzi a sfondo sociale di larga diffusione. Carlo Molaschi, segnato da una salute malferma, ha attraversato diverse fasi dell'orgoglio individualista per approdare poi alla militanza antinterventista e, dal 1920, alla collaborazione stretta con l'anarchismo sociale, organizzato attorno al quotidiano ?Umanità Nova?, guidato da Errico Malatesta. Maria Rossi ebbe un'evoluzione politica simile a quella di Molaschi condividendone, dal 1918, le idealità e l'impegno, oltre all'evoluzione degli umori e delle speranze, dei progetti e delle delusioni. Dalle lettere riprodotte, lei emerge come il cruciale sostegno di un individuo sensibile e riflessivo travolto dal turbine della Prima guerra mondiale, anche nelle proprie convinzioni sul senso della vita e sul futuro dell'umanità. Ed è stata lei stessa a conservare questa fonte e a renderla utilizzabile, già negli anni Sessanta, tramite un militante con una forte passione storica come Ugo Fedeli, autodefinitosi un ?raccoglitore?. Ora il vasto archivio Fedeli è disponibile all'IISG di Amsterdam, e pure qui ha lavorato Granata. Tra i temi più interessanti, la corrispondenza riprodotta ci rende le difficoltà di una resistenza psichica e politica, quella di Molaschi, messa in crisi nel 1917 dalla trivialità dell'ambiente umano della caserma di Melzo nella quale fu costretto, malgrado la precarietà fisica, a passare più di un anno. Nella disperazione data dal ritrovarsi in un ?gregge di montoni imbestialiti?, soldato tra i soldati ?di una causa che mi ripugna?, la scrittura intima destinata alla Rossi gli permette di mantenere una certa lucidità e uno spirito di ironia che scivola spesso nel sarcasmo, anche autodistruttivo. Tra le mura dell'istituzione militare, egli assiste alla metamorfosi di molti giovani in soldati da prima linea: ?Intanto i ribelli diventano ?arditi'? scrive Molaschi. In questo frangente le lettere ? purtroppo solo un paio si sono salvate ? , dell'amica Leda, la zingara anarchica, lo confortano e gli offrono un punto di vista spiritualista e distaccato che gli serve da rifugio e da talismano. Il pregevole lavoro di Granata ci permette di andare proficuamente oltre il sipario degli eventi eclatanti, dei giornali più o meno regolari e delle lotte aspre che hanno caratterizzato la storia dell'anarchismo milanese, e non solo, a cavallo della Prima guerra mondiale.


Claudio Venza