SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Contro la Chiesa. I moti pro Ferrer del 1909 in Italia

Maurizio Antonioli (a cura di)

Pisa, Bfs, 287 pp., euro 20,00 2009

Uno dei principali movimenti di tipo anticlericale nell’Italia unita si sviluppò quale protesta contro la fucilazione del pedagogo libertario e massone Francisco Ferrer, avvenuta a Barcellona il 13 ottobre del 1909. Egli fu un protagonista della sfida laica al sistema educativo spagnolo, debole e controllato dalle istituzioni ecclesiastiche. La sua «Scuola moderna», fondata nel 1901 e in rapida crescita, interferì con il quasi monopolio clericale reso ancora più solido in seguito all’arrivo di molti docenti religiosi da poco espulsi dalla Francia.Il presente volume ricostruisce le agitazioni anticlericali, finora poco studiate dalla storiografia italiana, che coinvolsero molte città e intere regioni attorno al primo decennio del secolo scorso. Secondo Antonioli l’analisi di questi eventi serve anche a sfatare il mito di «un’Italia saldamente ancorata al cattolicesimo» (p. 8) offrendo un quadro articolato delle agitazioni che investirono regioni italiane assai diverse se non contrapposte. Dalla Toscana rossa (Franco Bertolucci) al Veneto bianco (Andrea Dilemmi), dalle Marche (Roberto Giulianelli) alla Campania (Giuseppe Aragno), dall’Abruzzo (Edoardo Puglielli) alla Sicilia (Santi Fedele e Natale Musarra), comizi e scontri con la polizia, mozioni e monumenti (e perfino apostasie di migliaia di battezzati) animarono l’Italia giolittiana. Diverse città furono teatro di grandi manifestazioni: da Milano (Jorge Torre Santos) a Roma (Pasquale Iuso) a Ravenna (Alessandro Luparini). La mobilitazione pro Ferrer costituì il terreno, più unico che raro, per inedite alleanze: anarchici e socialisti, repubblicani e radicali, democratici e sindacalisti rivoluzionari e finanche circoli di giovani liberali e seguaci cristiani di Romolo Murri si pronunciarono contro l’uccisione del «martire del libero pensiero», come fu definito allora e rievocato di frequente nel volume. La grande partecipazione alle dimostrazioni spinse a pubblicare appelli quali «Abbattiamo il Vaticano!» (Antonio Mameli). La stampa cattolica (Massimo Ortalli) lo definì piuttosto «provocatore, istigatore e responsabile dei massacri di Barcellona» (p. 253). Di fatto Ferrer non partecipò ai moti popolari della città catalana, noti come Semana Tragica, che iniziarono come protesta contro il colonialismo e si mutarono ben presto in attacchi agli edifici religiosi. Ricorda Juan Avilés Farré in un saggio introduttivo (e forse troppo sbrigativo) dedicato al maestro di Alella, «la violenza anticlericale non si diresse verso le persone» (p. 16) bensì verso chiese, conventi e scuole cattoliche.Il ruolo di oppositore radicale e il fatto che Mateo Morral, attentatore del re Alfonso XIII nel 1906, fosse stato bibliotecario della sua scuola posero Ferrer sul banco degli accusati. Dopo quasi un anno venne dichiarato innocente anche in seguito alle imponenti manifestazioni nelle principali città europee, specialmente italiane (Antonioli).Nel complesso questo lavoro, inevitabilmente incompleto, permette di entrare in modo appropriato e convincente nel complesso mondo anticlericale che vede amministratori locali moderati (le giunte bloccarde, ad esempio a Roma e a Verona) insieme a infuocati sovversivi con evidenti ambizioni rivoluzionarie.


Claudio Venza