SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Carlo Rosselli e il socialismo liberale

Maurizio Degli Innocenti (a cura di)

Lacaita, Manduria-Bari-Roma 1999

L'antifascismo della "nuova generazione" degli anni trenta, Giustizia e Libertà e i suoi rapporti con il successivo Partito d'Azione, o con il fantomatico "azionismo" sono questioni intensamente dibattute da giornalisti e voyeurs letterari, quanto conosciute ancora in modo insufficiente sul piano storiografico, nonostante esista una tradizione di studi consistente. Questi nuovi interventi a un convegno milanese non aggiungono rilevanti nuove conoscenze né originali spunti interpretativi. Si dà come acquisita la scansione in due tempi della biografia politica di Carlo Rosselli. Tutto assorbito dalla vicenda italiana e segnato dalla tradizione culturale nazionale il tragitto sino al confino, la fuga e la pubblicazione in esilio di Socialisme libéral nel 1928. Tra Gentile (e Volpe) che rivendicavano la continuità tra Risorgimento e "rivoluzione" fascista; Croce, Salvatorelli e Omodeo che vi contrapponevano l'esperienza dell'Italia liberale dal 1890 al 1915, e Salvemini che al nuovo regno unitario negava la qualifica di regime democratico, Rosselli si richiamò sia alla tradizione risorgimentale e liberale, che alle suggestioni dell'alternativa gobettiana, vedendo nell'opposizione alla dittatura le premesse di quella rivoluzione democratica pensata da Mazzini. Qui Orsini Grassi rivendica al Salvemini degli anni 1910-1922 l'invenzione di un "socialismo liberale" avverso al marxismo dogmatico della II Internazionale e al corporativismo dei socialisti riformisti italiani. Rosselli ne avrebbe tratto i motivi dell'antiprotezionismo e della critica liberale a un liberismo conservatore, come la dissociazione del socialismo dal marxismo. E non avrebbe mai puntato sulla riunificazione di tutti i socialisti, ma alla formazione di un movimento più ampio contro il regime nonché contro l'esperienza dell'Italia liberale, in linea con il socialismo europeo eretico, da Bernstein a De Man. Il "secondo" Rosselli pensa il fascismo, dopo Hitler e negli anni della guerra di Spagna, come un fenomeno internazionale e un prodotto della crisi della civiltà europea. L'innovazione politica lo induce in rotta di collisione con l'ortodossia, socialdemocratica o stalinista, convinto a raccogliere la sfida del fascismo come sintomo ed effetto della crisi irreversibile delle democrazie parlamentari: da qui l'interesse per le posizioni dei néosocialistes francesi sul controllo statale dell'economia e la questione dei ceti medi (ma i néos e Rosselli avrebbero seguito tragitti politici opposti); da qui anche il nuovo rapporto con la questione comunista (che non implicò connivenze o reticenze verso la tirannia sovietica) e, soprattutto, con la classe operaia. Anche la nuova rivoluzione democratica e antitotalitaria non poteva che essere sociale, e dunque porsi la questione dell'autonomia operaia. Attraverso questa linea - autonomia operaia, unità politica del proletariato, controllo operaio sull'economia - la problematica di Gl rivivrà obliquamente attraverso l'esperienza azionista di una certa sinistra libertaria e classista del dopoguerra.


Michele Battini